Esserci, dicembre 2004

 

Spiritualità nel quotidiano

Ogni tempo ha i suoi ritmi, sia dal punto di vista sociale, sia culturale, sia religioso e ciò chiama l’uomo ad adattare continuamente il suo rapporto con il tempo. Se da una parte è positivo il fatto che in breve tempo abbiamo maggiori informazioni e conoscenze, dall’altra può essere negativo il fatto che non c’è molto spazio per la riflessione.

Anche dal punto di vista della fede si presentano le stesse problematiche: tuttavia è importante ricordare che la qualità della fede è data dalla qualità dell’adesione che ciascuno di noi dà alla Parola del vangelo, e anche dal modo con cui decide di “varcare la soglia del Mistero”, come dice Giovanni Paolo II.

Sempre più spesso ci viene proposto di vivere nel nostro tempo “valorizzando la spiritualità del provvisorio”, cioè la spiritualità del pellegrino, usufruendo degli spazi di tempo che abbiamo. In tal modo ciascuno deve dare la propria risposta e aderire al progetto di fede.

Il raccoglimento è uno stato d’animo, sicché si può pregare guidando l’auto, spostandosi da un luogo all’altro camminando, così come la nostra consueta attività ci fa fare, Il tempo stesso può diventare “il luogo”, dove Dio ci aspetta per vivere con Lui momenti di intimità profonda, soprattutto nella ferialità, senza   dimenticare che la festività rimane il punto di riferimento certo e indispensabile per condividere con i fratelli di fede la presenza di Dio e ripartire carichi di lui per una nuova settimana.

Così facendo resteremo fedeli anche al nostro essere creature umane che non possono trascurare la loro dimensione spirituale e religiosa, se si vuole una maturazione umana completa ed equilibrata, capace di dare senso alla nostra vita, evitando di sprofondare nell’angoscia più profonda, quella che “non ha nome”. Dobbiamo, in pratica, mettere in esercizio ciò che la Chiesa, e ancor prima il popolo ebraico, hanno sempre privilegiato, cioè la dimensione dell’ascoltare: noi stessi, per leggere la nostra identità e il nostro operato e decidere umilmente di affidarsi a “Qualcuno”, la Parola di Dio, per scoprire in Lui la ragione stessa della nostra origine, della nostra esistenza, del nostro compimento.

Così scrive il nostro Vescovo nella lettera pastorale alla diocesi per l’anno 2004/5 (Discepoli dell’Eucarestia): “Tante volte la nostra vita è piena di irritazione, di angoscia, di rumori, di aritmie. Probabilmente perché non siamo in ascolto. Noi lasciamo che il nostro cuore diventi spesso una campo di battaglia, dove tutto risuona tranne che la Parola di Dio… La cosa più importante, quando ascoltiamo la Parola, non è percepire nuove idee, elaborare nuovi pensieri, sentire qualcosa; è semplicemente incontrare Qualcuno. L’incontro comincia dall’ascolto. Ascoltare la Parola significa percepire la presenza di Dio, vivere questa presenza”.

Una volta al mese gli adulti e i giovani della parrocchia saranno invitati a vivere insieme, un sabato sera, quest’esperienza di ascolto con il metodo della lectio divina.

don Francesco

 

Giovani in cammino

Cari lettori,

sono una giovanissima della Parrocchia S. Maria della Stella di Terlizzi e sono qui per portarvi testimonianza dell’esperienza vissuta quest’anno a Loreto.

Sin dall’inizio del cammino associativo di quest’anno, i miei animatori proposero a tutto il gruppo una nuova esperienza: l’incontro nazionale di AC a Loreto.

Inizialmente, non avendo mai avuto prima esperienze simili, questa proposta non ci entusiasmò più di tanto; ci sembrava qualcosa di molto lontano dalla nostra vita di AC e quindi un’iniziativa che poteva non riguardarci. Con il passare del tempo, però, e con le sollecitazioni dei nostri animatori, iniziammo a comprendere che questa esperienza fosse qualcosa di davvero grande e importante per qualsiasi aderente all’AC; così decidemmo di dare la nostra adesione, e vi assicuro non ce ne siamo affatto pentiti!!!

Partimmo il 4 settembre alle ore 24.00, con il pullman della diocesi, insieme ad un gruppo di giovani di Giovinazzo. Arrivammo a Loreto verso le 9.00 del giorno seguente e, dopo qualche km di cammino, sostammo in una piazzetta insieme ad una parte di giovanissimi e giovani provenienti da tutta Italia.

Successivamente, nel pomeriggio raggiungemmo un’immensa distesa di prato, dove avremmo sostato per il resto del viaggio a Loreto. Dopo aver depositato zaini e sacco a pelo, iniziò ad arrivare una moltitudine di giovani, fiumi e fiumi infiniti di persone che decisero di vivere con noi quel bellissimo momento.

Ogni secondo l’immensa distesa di prato si ricopriva di milioni di persone accomunate da una carica, un entusiasmo, un obiettivo, un cammino associativo tenuto saldo sa chissà quale grande Potenza… Sembravamo, visti dall’alto dell’immensa pianura, dove furono allestiti stands da visitare, miliardi di formiche confluite lì per vivere un momento di festa e di fede unico e raro. Sì, ho detto proprio così: Fede, al contrario di quanto si possa pensare e si possa dire dei giovani di oggi. Eravamo milioni e milioni, uniti dalla Fede!!!

La notte fu organizzata un’escursione per il Santuario di Loreto, ed ecco che questi milioni di ragazzi lasciarono le loro postazioni e si misero in cammino per ben 5 ore!!! La stanchezza però non ci spaventò affatto, anzi ci diede carica per tenere duro tutto il giorno seguente, giorno in cui ci raggiunse il Papa, emozionato ed entusiasta nel vedere così tanta gioventù: il sale della Terra, il futuro della Vita!

L’esperienza di Loreto, quindi, è stata un’esperienza davvero straordinaria, ci ha aperto gli occhi, facendoci capire che non siamo soli ad intraprendere questa strada, ma che in tutta Italia ci sono giovani come noi che intraprendono la via indicata dal Signore e che, proprio come noi, incontrano difficoltà, molte volte inciampano, cadono, ma che hanno la forza di rialzarsi e proseguire; dopo tutto la strada del Signore non è stata semplice ma sempre piena di salite.

E allora ragazzi, vi saluto invitandovi a non perdere il prossimo incontro nazionale di AC e facendovi leggere le parole dette dal Papa in onore di questa esperienza:

“Contemplazione”: impegnatevi a camminare sulla strada delle santità, tenendo fisso lo sguardo su Gesù.

“Comunione”: cercate di promuovere la spiritualità con i pastori della Chiesa, con tutti i fratelli di fede e con le altre aggregazioni ecclesiali. Siate fermento di dialogo con tutti gli uomini di buona volontà.

“Missione”: portate da laici il fermento del Vangelo nelle case, nelle scuole, nei luoghi del lavoro e del tempo libero.

Con affetto

Alessandra

 

Oratorio = Evangelizzare educando + educare evangelizzando

Ebbene… Sembra che ce l’abbiamo fatta. In vista dell’apertura dell’esperienza oratoriana, avvenuta nella Parrocchia S. Maria della Stella domenica 21 novembre, solennità di Cristo Re, vorrei tracciare in breve quelle che sono le linee di un oratorio. Ma poi… cos’è l’oratorio? Tutto questo per fare in sintesi un identikit dell’oratorio, così da conoscerlo meglio e poterlo avvicinare senza paura… NON MORDE!!!

Non è soltanto un luogo fisico, ma neppure il paese dei balocchi, né tanto meno la sacrestia delle parrocchie.

L’oratorio nasce dalla comunità parrocchiale come strumento e metodo per la formazione umana e cristiana delle giovani generazioni. E’ uno dei modi attraverso cui la parrocchia esprime la propria sollecitudine nei confronti delle giovani generazioni.

L’oratorio si pone accanto al soggetto educante primario, che è la famiglia, e con esso costruisce un rapporto di dialogo e fiducia, a volte anche di sostegno e di aiuto. La famiglia trova nell’oratorio un fedele alleato nel gravoso impegno di crescere i propri figli, importante più che mai, considerato che l’educazione dei figli è diventata una questione troppo privilegiata e isolata nella società di oggi.

La comunità parrocchiale, attraverso l’oratorio e la pastorale giovanile, esprime, in continuità con la tradizione educativa lombarda, una forte predilezione verso i bambini, i ragazzi e le giovani generazioni, soprattutto gli ultimi ed i più poveri. L’attenzione educativa rivolta si ragazzi comprende la globalità della persona, nella convinzione che tutto può partecipare al bene della loro crescita e vita futura.

L’oratorio attua il proprio progetto educativo, attraverso le persone che vi si impegnano e in un luogo strutturato appositamente, in virtù di un mandato che ha ricevuto dalla comunità cristiana, la quale resta il soggetto educante responsabile.

La comunità cristiana sa che l’attività educativa destinata alle giovani generazioni comporta investimenti strutturali, gestionali e formativi. Essi sono necessari per far sì che i giovani giungano ad una maturazione valoriale e di fede. Con la presenza degli oratori, si vuole andare incontro all’attuale “mondo” degli adolescenti e dei giovani, che richiede occasioni e luoghi di aggregazione che vadano oltre il gruppo di catechesi e che allarghino la sua azione educativa. Sempre di più, poi, emerge la richiesta di un’opera di prevenzione che si realizza in un ambiente dove trovare accoglienza e proposta di valori.

In alcune parrocchie vi sono barlumi di esperienze significative d’oratorio che spesso tendono a fallire per mancanza di educatori; in molte però le strutture sono sotto usate o sono prive di progetto educativo che le valorizzi.

Per “oratorio” si intende quel luogo educativo ecclesiale che accoglie e cura la formazione dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani, offrendo loro opportunità e spazi necessari per una crescita umana e cristiana. Così come dice Don Bosco, “bisogna aiutare i ragazzi a crescere come onesti cittadini e buoni cristiani e futuri abitatori del paradiso” (obiettivo oratorio).

“…ma chi sa che non sia come un seme, da cui abbia a sorgere una grande pianta”.

don Tonino Brattoli, vice parroco

 

Quel chiacchiericcio inutile e fastidioso

E’ quello che si ascolta sovente quando si frequentano gruppi, associazioni, combriccole varie.

C’è gente che forse non ha nient’altro da fare che parlare di tutto e di tutti così, solo per il gusto di farlo, per perdere tempo. Sì, proprio per perderlo non per guadagnarlo.

E si assiste a situazioni veramente deprecabili, in quanto si guarda all’altro non come ad un fratello che ha bisogno di aiuto, di considerazione, di ascolto, ma come un tipo “che veste in un ceto modo, tradisce o è tradito dalla moglie, ha acquistato la macchina nuova, sta invecchiando male, non ci sta più con la testa” ed altre balordaggini del genere.

E non si ha l’accortezza di scoprire che spesso, quello stesso tipo può attraversare una crisi che lo sta attanagliando, può essere in procinto di compiere un gesto inconsulto, può avere difficoltà economiche, essere vittima di incomprensione, insomma può aver necessità di un aiuto concreto che lo liberi dalla sua sofferenza, mentre invece non ascolta altro che chiacchiere.

Non posso fare riferimenti precisi, perché non ho alcun diritto di giudicare e perché non ritengo di essere all’altezza di farlo, ma ho sentito anch’io nella nostra comunità chiacchiere inutili ed ho visto gente soffrire per problemi concreti, lancinanti, senza che nessuno, me compreso, abbia voluto occuparsene.

Perché faccio questo discorso che certamente è antipatico ed odioso?

Qualche settimana fa ho rivisto una nostra ex parrocchiana in un grande supermercato. L’ho chiamata. Aveva gli occhi spenti, non mi ha riconosciuto. Era con un gruppo di altre persone con altri problemi ed ho notato una signora che impartiva con ferma dolcezza degli ordini che esse eseguivano senza battere ciglio. Sono rimasto impietrito e quella esperienza mi ha certamente segnato. Non la dimenticherò più. Mi è entrata nel profondo dell’anima e spero di comunicare ai lettori di questo giornale la minima parte della mia angoscia: non si vive così in una comunità parrocchiale.

Dobbiamo fare vera carità, non parlarci sempre addosso, ma essere attenti agli altri, liberarci del nostro perbenismo, della nostra ipocrisia e operare, pregare sì, ma darci da fare per aiutare concretamente chi ha dei problemi: chi è di fronte a noi può aver cambiato il colore dei suoi capelli, il suo abbigliamento, ma non è questo che dobbiamo considerare. Dentro di sé può vivere situazioni drammatiche, che certamente traspaiono da alcuni segnali spesso impercettibili. E’ nostro compito coglierli questi segnali ed operare col cuore e la mano pronti ad intervenire, e in fretta, per non fare altrettanto inutili considerazioni sulla qualità della bara o sul numero delle persone presenti al funerale. Tanto, sempre chiacchiere sono.

Francesco Santeramo

 

Melodioso tintinnio

Nelle nostre chiese a metà messa è tornato il tintinnio della questua. Apparteneva ai nostri ricordi, quando gli spiccioli della lira valevano ancora qualcosa e la domenica finivano nel cestino o bustina o sacchetto che i vecchi sacrestani scuotevano ritmicamente, anche per stimolare le offerte. Erano i tempi i cui con quei soldini si faceva tutto, quando di sostentamento ancor non si parlava, ma di congrua.

Lo avevamo dimenticato, quando, a causa dell’inflazione, la carta era diventata preminente rispetto al metallo, mentre i laici impegnati, nuovi raccoglitori, diventavano molto più discreti e silenziosi. Intanto era arrivato l’otto per mille e si cominciò a finalizzare le offerte a questo o a quello scopo.

Con l’avvento dell’euro le monetine sono diventate di nuovo pesanti e hanno ripreso a riempire di suoni le navate. Una dopo l’altra serviranno a rendere possibile qualche buona azione ed aiutare chi ne ha più bisogno. E allora, qualche volta, non sarebbe male se al tintinnio alternassimo il fruscio meno rumoroso ma più sostanzioso di qualche banconota.

Giuseppe Gragnaniello

 

Per non dimenticare… la tradizione

Ogni anno, quando arriva il mese di ottobre, tutti i parrocchiani, molti paesani e gente di fuori paese aspettano con gioia l’ormai tradizionale iniziativa della pasta fresca e, soprattutto, della “Sagra dei cavatelli con ceci e fagioli”, per gustare i sapori di tempi passati, quando si cucinava dietro il focolare il tradizionale “pignatidd” per i legumi.

E’ un momento di festa e di gioia. A volte, per la stanchezza accumulata, succede pure qualche screzio, ma tutto viene superato dalla voglia di stare insieme a lavorare per i bisogni della parrocchia. E’ un momento di crescita personale e comunitario. Perché, lavorando gomito a gomito, ci si conosce meglio, si impara a mitigare il proprio temperamento o ad ascoltare l’altro che ha bisogno di parlare e stare insieme. Le faccende di casa vengono ridotte all’essenziale per essere presenti e condividere con gli altri la fatica.

Quest’anno l’iniziativa della pasta fresca ha visto la partecipazione di circa 40 donne di buona volontà e di varia età che, armate di madia e con grembiuli e cappelli bianchi, si sono alternate, durante la giornata, tre la recita di un rosario e qualche chiacchiera, nella produzione di orecchiette, cavatelli, strozzapreti, tagliatelle, lasagne, trofie, gnocchi di patate, garganelli, farfalloni ed altre specialità di pasta fatta a mano.

All’iniziativa, per la prima volta, si sono aggiunte nella lavorazione non solo nuove presenze ma anche adolescenti desiderose di imparare a fare le orecchiette, per non dimenticare la tradizione, che alla fine sono state promosse a pieni voti dalle signore “esperte”.

A cavallo delle due settimane di produzione, domenica 17 ottobre, si è svolta la “sagra”, giunta alla quarta edizione. Già dalla mattina, sul marciapiedi antistante la chiesa, un gruppo di volontari ha provveduto al montaggio dei gazebo, all’allestimento dei vari stands e all’addobbo delle strada con bandierine per la festa serale. La sagra ha visto una notevole affluenza di gente giunta anche dai paesi limitrofi per assaporare i cavatelli, le bruschette con pomodori e rucola, olive fritte, caldarroste, salsicce e un bicchiere di buon vino.

La serata, tiepida pur in autunno inoltrato, è stata allietata da gruppi di musica popolare, da canzoni di un tempo improvvisate, da balli e per finire da fuochi d’artificio.

Franco Paparella

Sorgente: <a href="Esserci, dicembre 2004“>Santa Maria della Stella Terlizzi

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