Esserci, marzo 2004

 

Povertà sempre attuale

Gesù è vissuto povero, ha amato i poveri e li ha proclamati beati. Santi di ieri e di oggi hanno amato la povertà e hanno trovato in essa una liberazione, una gioia e una possibilità di dono di se stessi a Dio, nell’umiltà, che possono essere comprese solo da chi le ha provate.

La fede cristiana ci propone, dunque, la povertà in senso positivo, come strumento che meglio ci fa sperimentare la nostra condizione di creature nelle mani di Dio, felici di essere più che di possedere. E anche se non ci nascondiamo la difficoltà concreta di praticare questa virtù, tuttavia, sempre alla ricerca di una vita cristiana più evangelica, esprimiamo la volontà e l’impegno di essere e vivere poveri.

Sarà bene, comunque, ricordare che negli ultimi tempi la povertà economica sta avendo di nuovo diffusione rilevante dal punto di vista sociale: sì, a leggere alcune statistiche, le famiglie in difficoltà economica, a volte grave, aumentano, soprattutto perché la crisi occupazionale e la perdita del posto di lavoro stanno diventando una vera e propria piaga sociale, al punto che alcuni riescono appena ad arrangiarsi per i bisogni alimentari, ma sono in grave difficoltà quando devono pagare le varie bollette, l’affitto di casa o la rata del mutuo, o procurarsi alcuni farmaci.

Cosa possono fare le comunità cristiane di fronte a tali emergenze? Credo che noi cristiani abbiamo da imparare direttamente da Gesù: scegliere i poveri, ma soprattutto la povertà, che diventa stile di vita nella solidarietà, nel soccorso, nella condivisione del poco.

“Miracoli” che possono avvenire se le famiglie si impegnano a vivere serenamente, abbandonando la frenesia del consumo a tutti i costi e assumendo l’atteggiamento di chi misura le proprie scelte economiche, sentendosi corresponsabile della vita degli altri uomini, vicini e lontani, senza assistere passivamente all’allargamento del fossato che si va verificando sempre più tra mondo dei ricchi e mondo dei poveri. Questo fossato esiste ormai non solo tra nord e sud del mondo, ma anche all’interno di ogni piccola società.

Pensando a gesti di solidarietà, ricordiamo con gioia e gratitudine la generosità che voi parrocchiani avete mostrato poco prima di Natale, quando avete aiutato la Caritas parrocchiale a riempire con generi alimentari la dispensa che sostiene le famiglie bisognose. Grazie davvero! Ma non dimentichiamo che la solidarietà non può venir fuori solo nelle grandi occasioni perché, come ci ricorda Gesù, i poveri sono sempre con noi (cfr. Gv 12,8).

La comunità cristiana può fare bene questo e altro, soprattutto se ciascuno sceglie uno stile di vita non consumistico, non egocentrico e decisamente solidale. Ancor meglio farebbe la classe politica a guardare con estrema attenzione a tale situazione sociale: la povertà deriva non solo dalla scarsità delle risorse, ma anche dalla qualità del vivere e dal grado di uguaglianza nel contesto sociale in cui si vive.

Per eliminarla servono politiche economiche giuste, ridistributive, di risanamento, di contratti più trasparenti nel mondo del lavoro, di servizi più accessibili alle persone più disagiate. Praticamente serve tutto ciò che una società, che si spaccia per moderna, dovrebbe garantire a tutti i cittadini, specie ai più deboli. Un modello di sviluppo economico giusto e solidale che prevalga sugli interessi personali e della propria fascia sociale.

don Francesco

 

Contratti di quartiere: perché

Parlare ai propri concittadini dalle pagine di un giornale dà sempre la sensazione di poterli raggiungere un po’ di più. Si varca la soglia delle loro case, si parla direttamente a chi non può dialogare direttamente con te, a chi non può salire le scale del Municipio per esporti i suoi problemi o per chiederti cosa stai facendo per lui. Si parla direttamente a chi non ha il tempo per ascoltare i tuoi comizi o non può scendere da casa sua perché le condizioni di salute non glielo permettono, perché anziano o portatore di handicap.

E’ una bella occasione che non voglio sprecare per elencare mirabolanti opere o programmi per il futuro. Voglio solo cogliere l’opportunità che mi viene data dalla mia parrocchia di scrivere poche righe per rassicurarvi, per dirvi che l’Amministrazione, che mi onoro di guidare, sta profondendo grandi sforzi per questo paese. Lo sta facendo con un lavoro silenzioso, umile, determinato, cercando il più possibile di coinvolgere la comunità nelle scelte, incontrandola e dialogando con essa, mettendola al corrente delle difficoltà nella gestione della cosa pubblica.

Certo è un momento particolare quello che stiamo vivendo: una fase di sofferenza economica e sociale sta attraversando l’intera nazione e la crisi nella nostra città si presenta con particolare evidenza poiché le risorse di bilancio sono esigue e da anni assistiamo alla riduzione dei trasferimenti ai comuni da parte di uno Stato sempre più restio a finanziare opere pubbliche e servizi ai cittadini.

A Terlizzi, poi, per troppi anni si sono lasciati sedimentare problemi senza dar loro soluzione e, oggi più che mai, serve dare riposte più concrete ai bisogni della città, consapevoli della difficoltà di darle, senza avere risorse adeguate. Il quartiere nel quale io stesso vivo, la Zona 167 Chicoli, è esempio vivente di questa stratificazione di problemi irrisolti: pluridecennale assenza di servizi, mancanza di spazi per socialità e sport, stato debitorio degli abitanti verso il Comune per gli espropri attuati negli anni ’80.

Intervenire e decidere su questa realtà presuppone grosse risorse finanziarie ed è per questo che si è pensato di cercare fonti economiche alternative, quali quelle fornite dai “Contratti di quartiere”, che finanziano interventi su quartieri ove è presente degrado sociale ed infrastrutturale. E’ un’esperienza nuova per la quale serve uno sforzo collettivo di confronto e coinvolgimento, che già sta dando i suoi frutti. Un’esperienza che, al di là del conseguimento finanziario, introduce un nuovo metodo da esportare in tutta la città, per ripensarla e risanarla. Un metodo di collaborazione e sostegno, di sinergia tra amministratori, cittadini, imprenditori e progettisti, tutti coinvolti in un patto per la rinascita della nostra città, perché rifiorisca, riportando nell’animo dei terlizzesi la speranza di un futuro migliore.

Vi abbraccio e vi assicuro il mio impegno.

Vincenzo di Tria, sindaco

 

Il tempo è propizio

Lentamente, ma costantemente, il quartiere “Stella” vi veste di interesse ed attenzione e la chiesa parrocchiale, da sempre luogo di riferimento, cerca di mantenersi al passo crescendo e migliorando nell’attenzione sia alle persone che alle cose.

Catechesi a fanciulli e adulti, visita alle famiglie, attenzione agli ammalati, sostegno ai bisognosi sono uno straordinario ordinario della nostra realtà, senza contare le attività estive, sportive e teatrali.

Tutto questo però non ci appaga. Non basta. Non vogliamo porre freno al desiderio di migliorarci e le cose ci servono per questo.

Il Contratto di quartiere offre una grande possibilità e il beneficio è alla portata di tutti.

E’ giunto il tempo, ed è questo, in cui la superficie adiacente il centro parrocchiale divenga oggetto di attenzione per un progetto di aggregazione territoriale, anzi cittadino.

E’ giunto il tempo, ed è questo, il cui il progetto presentato all’Ufficio Tecnico Comunale da parte del parroco di un oratorio cittadino possa trovare spazio ed attenzione.

Si tratta di servizi offerti alla cittadinanza, dove tutti possono trovare spazio ed accoglienza, come già avviene per il nostro Centro parrocchiale.

L’idea è accattivante e la fantasia già vede riempire di utilità gli spazi vuoti dell’inutilità.

Sarà il risultato di uno sforzo comune tra Chiesa, Istituzione e Cittadini, per una realtà che non sarà solo luogo di aggregazione, ma anche di crescita civile ed umana per i futuri protagonisti della nostra città.

E’ giunto il tempo, ed è questo. Non aspettiamone un altro.

don Mario, diacono

 

L’uomo fotocopia

Le cellule staminali, cioè quelle cellule in grado di formare ex novo un organo, secondo gli studiosi potrebbero aiutare a risolvere parecchie patologie, ad esempio certe malattie di organi come il cervello i cui elementi costitutivi non sono in grado di rigenerarsi.

Recenti cronache ci hanno messo a conoscenza di una particolare tecnica che ha consentito in Corea del Sud di ottenere cellule staminali umane. La novità rispetto al passato è che invece di utilizzare cellule di embrioni ottenuti da fecondazione in vitro sono stati tolti i nuclei da cellule uovo umane e al loro posto è stato immesso il patrimonio di genetico di cellule adulte di altri individui. Si tratta di una modalità di clonazione, cioè della riproduzione in laboratorio di organismi uguali a se stessi a partire da una sola cellula. Così si originano degli embrioni che vengono mantenuti in vita fino allo stadio di blastocisti (6-7 giorni) da cui si ottengono cellule staminali con caratteristiche tali da non provocare problemi di incompatibilità immunitaria e quindi di rigetto.

Siamo ancora lontani dall’applicazione pratica di questa tecnica, né è sicuro che l’effetto finale sarà quello voluto. Non poche infatti sono le domande che attendono una risposta. Solo una bassa percentuale di embrioni clonati sopravvive fino al momento giusto (nell’esperimento in questione 30 su 240), il materiale genetico che si riproduce può contenere in se la causa stessa della malattia che si intende curare, le cellule staminali così prodotte potrebbero essere meno stabili ed essere causa di altre patologie. Si potrebbero invece utilizzare, sebbene sia molto più complicato, cellule staminali adulte presenti in tutti i tessuti di ogni individuo: solo pochi giorni dopo si è avuta notizia che in California sono state scoperte queste cellule anche all’interno del cervello. Resta infine, al dà di tutte le difficoltà scientifiche, il grosso problema etico che fa giustamente della clonazione una pratica vietata per legge.

Giuseppe Gragnaniello  

Sorgente: <a href="Esserci, marzo 2004“>Santa Maria della Stella Terlizzi

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *