Esserci, luglio 2003

 

A maggio in parrocchia

Un mese intero a rinnovare ai fedeli il messaggio pasquale: la vita che trionfa e la morte che non fa più paura.

Un mese intero a rifare l’esperienza orante, come gli Apostoli e Maria, in attesa del dono dello Spirito, legandoci al Rosario, solennemente riproposto dal Papa a tutti i cristiani.

Un mese intero a rileggere con don Tonino la poesia della sua spiritualità mariana, strettamente legata alla Sacra Scrittura e alla Tradizione della Chiesa, ma anche vicina alla sensibilità dei cristiani del nostro tempo.

Insomma, un mese intero a ritrovarci attorno alla Vergine Maria, stella sempre visibile nel firmamento della vita ecclesiale. Stella ancor più luminosa perché credibile nel suo essere solidale con il suo popolo; ancor più solidale nel suo essere semplicemente madre nostra e di Dio.

Un mese di devozione comunitaria alla Madonna, sostenuti dall’impegno soprattutto della Confraternita di Santa Maria della Stella, fratelli e sorelle che vogliono sempre più coinvolgersi in un cammino di fede unitario, sulle orme di Maria di Nazareth, conosciuta nel Vangelo come Colei che cammina con Cristo, suo figlio, verso gli uomini e li incontra “perché abbiano la vita”.

Proprio alla festa della Visitazione, che conclude il mese di maggio, questa comunità intende ispirarsi per trarre quegli orientamenti di vita che possono guidarla nell’esperienza di fede accolta, vissuta e donata. La fede che impariamo da Maria ci richiede sempre di partire, di uscire da noi stessi, dal nostro egoismo, dalle nostre comodità, dalle abitudini che ci allontanano dagli altri.

La visita di Maria in casa di Zaccaria ad Elisabetta è l’esempio chiaro di una vita che esprime la ricchezza di un dono ricevuto e da condividere; di un cammino continuo che si fa occasione di incontri, di scambi, di memorie, di benedizioni e di lodi, come quelle che Maria tesse nel suo Magnificat.

Per questa comunità Maria vuole essere maestra di vita: ci insegni la nostra amata Madre ad interpretare la vita cristiana come un cammino senza arresti; una ricerca del nuovo, disfacendosi dei pesi che intralciano la solidarietà e la condivisione; una disponibilità a raggiungere i bisognosi; una testimonianza della bontà e misericordia di Dio, senza temere di farsi anche denuncia delle ingiustizie.

Maria ci insegni ad avere un cuore povero, che attende tutto a Dio, capace di riconoscere che tutto è dono di Dio, soprattutto ricolmo di gratitudine, perché proclami con tutte le forze che: “il Signore ha fatto grandi cose per noi, il suo nome è Santo”.

don Francesco

 

Campo-scuola: chi, dove, come, quando, perché

Campo-scuola: ma di cosa si tratta? Certamente è qualcosa in più di una semplice vacanza di gruppo all’insegna del solo svago; il campo rappresenta per una parrocchia una straordinaria occasione di condivisione, di approfondimento della fede, di maturazione, di sacrificio e di divertimento, che coinvolge sia i ragazzi che vi prendono parte, sia gli animatori e i sacerdoti che lo organizzano e lo conducono.

Si tratta di trascorrere una manciata di giorni lontani dal solito ambiente, in uno spirito di profonda comunione, dove ogni momento di vita è vissuto insieme tra coetanei, con i quali si riflette, si prega, si fanno lavori domestici, si consumano i pasti insieme, si compiono escursioni, ci si diverte con giochi e canti, si chiacchiera, si coltivano vecchie e nuove amicizie, si conoscono nuovi luoghi e nuove persone.

Tutto si svolge con un’impronta cristiana: Cristo è il primo iscritto e il primo organizzatore del campo. Una sola è la regola per la buona riuscita del campo: crederci; tanto più ci si crede in questa esperienza tanto più saremo disposti a lavorare, a consumarci per essa.

L’esperienza dei campi è alquanto variegata: ognuno ha la sua impostazione e i suoi metodi. La mia frequentazione dei campi-scuola mi porta a sottolineare alcuni aspetti che ritengo importanti e dei quali il principale è poter vivere un tempo di incontro intenso e significativo. Come e ove?

Lontano dalla città. Partire non significa fuggire dal tran tran quotidiano per cercare un’oasi di pace. Sarebbe troppo facile! L’esperienza dei campi-scuola mi insegna l’urgenza di un periodo di deserto, lontano dalla routine di ogni giorno, per ritrovare se stessi, la propia capacità di vivere con profondità i rapporti umani.

Senza perdere tempo. In un campo-scuola non possono esistere tempi morti. L’importanza di una esperienza di vita comunitaria organizzata abitua positivamente i ragazzi a darsi dei tempi e dei ritmi per ogni aspetto della propria vita. Significa aprire una possibilità di maturazione nella disabitudine a ragionare e nella paura di vivere il tempo come un dono prezioso.

In tanti e insieme.  Vivere le stesse esperienze con stili diversi aiuta il partecipante a capire l’insostituibilità e la bellezza dell’incontrarsi nel segno della comunione: è un’importante esperienza catechistica da non sottovalutare e da non dimenticare subito dopo le vacanze estive. Il vero campo-scuola inizia a settembre, quando si comincia a sentire la nostalgia di alcuni momenti forti, e si è pronti per riscoprire insieme al sacerdote o agli animatori ed educatori, le perle preziose scoperte durante l’estate e nascoste nella memoria.

Senza esclusione di nessuno. Difficilmente in un campo mi è capitato di vedere ragazzi che si chiudono in se stessi e ragazzi che si isolano e piangono da mattino a sera. Vedendosi ventiquattrore al giorno e condividendo ogni gesto della giornata è più facile creare un clima di amicizia.

Con educatori “straordinari”. Un campo, capace di lasciare il segno nella vita dei ragazzi, deve gran parte della propria attrattiva e incidenza al gruppo degli educatori che, guidato dal sacerdote, conduce passo passo i ragazzi. Gli educatori al campo-scuola lavorano intensamente per facilitare la dinamica di gruppo e l’interazione tra i partecipanti. La dinamica dell’incontro passa necessariamente attraverso una comunità che vive la gioia di un’amicizia contagiosa, perché sostenuta da Cristo, Via, Verità e Vita.

Il campo ha poi un filo conduttore unificante. Offre possibilità nuove e stimolanti per svegliare la fantasia, il cuore, l’intelligenza, per cantare e giocare con qualcosa di nuovo e di misterioso. L’esperienza del campo non è l’unica esperienza pastorale possibile, ma è solo una proposta, nella profondità della storia. In quale maniera? Cercando sempre, educatori, animatori e ragazzi, di domandarsi ogni giorno che cosa può dire la favola nell’esperienza di ogni giorno.

don Nicola Abbattista

 

Invito e ringraziamento

Per altri sette anni ancora siamo tenuti a versare alla banca le quote per il mutuo contratto per la costruzione della chiesa nuova.

Finora, con il vostro contributo, ce l’abbiamo fatta, e stiamo andando benino anche per quest’anno, anche se bisogna fare un ulteriore sforzo in più, in quanto non raggiungiamo ancora il minimo che ci consenta di stare tranquilli, cioè almeno cento famiglie che si sobbarchino l’onere, certo non gravoso, di 5 euro al mese.

Ne abbiamo circa 75. Pr questo invitiamo i nostri parrocchiani a rendersi concretamente partecipi di questa iniziativa e li ringraziamo per quanto stanno facendo per la loro e nostra chiesa.

La Redazione

 

Il Gruppo Teatrale di S. Maria della Stella

Il Centro parrocchiale S. Maria della Stella accoglie con entusiasmo le nuove iniziative, quali incontri culturali e di discussione, piccole mostre, eventi sportivi e rappresentazioni teatrali.

Da oltre dodici anni, infatti, si è costituita una compagnia teatrale (nella foto) impegnata in rappresentazioni sempre più seguite ed apprezzate dal pubblico grazie ai testi sempre ricchi di ironia e comicità, capaci di presentare episodi quotidiani, ma con una visione ben diversa e sicuramente più leggera e divertente.

Dietro il sipario, gli attori, i copioni e tanto impegno al fine di offrire un grande risultato e soprattutto un po’ di svago a chi sceglie di passare qualche ora con una bella commedia.

I temi affrontati offrono un divertimento assicurato, ma anche un significato che porta il pubblico alla riflessione che va al di là della rappresentazione stessa.

Il gruppo teatrale è, come tutte le altre iniziative, un segno di crescita e un esempio da seguire per il centro parrocchiale.

E’ l’unione di persone che sanno vivere e lavorare in comunità, unendo impegno e competenza per un risultato speriamo sempre migliore.

La maggior parte dei testi sono in dialetto terlizzese, ma si ha in mente di proporre commedie già famose personalizzandole e mostrandole così in una versione più popolare.

Una nuova commedia verrà annunciata su questo giornale prossimamente.

Giacomo De Nicolo

 

Che vogliamo

Un quartiere in espansione e sempre più popolato, con tanti problemi irrisolti ma non irrisolvibili, ad ogni scadenza elettorale rinnova le attese e le speranze. Ciò ha tanto più senso se la nuova amministrazione ha un colore completamente diverso dalla precedente. Il cambiamento servirà pure a qualcosa, o no?

Si sa, in ogni campagna elettorale – e nessuno può negarlo od offendersi – vengono fatte tante promesse che poi in gran parte non vengono mantenute.

Per tanti versi Chicoli è l’emblema della periferia dimenticata, del nuovo abbandonato a se stesso: niente servizi, niente negozi, molto fai-da-te. Più per sopravvivere che per vivere. Non è il Bronx, come qualcuno con molta superficialità lo etichetta, ma potrebbe diventarlo.

Eppure qui, ormai tanti anni fa, in una memorabile serata, venne don Tonino Bello a sostenere la causa di tanti cittadini che non vogliono essere diversi dagli altri in un affollato dibattito con l’allora sindaco. In tutto questo tempo non molto è stato fatto di quanto, al di là delle promesse, si poteva e si doveva realizzare.

E così oggi la nuova speranza si chiama Di Tria. Proporgli, come augurio di buon lavoro, l’ennesimo elenco di tutte le inadempienze non sembra proprio opportuno. Tra l’altro, vivendo la stessa realtà, gli saranno ampiamente note.

Questo vuol essere piuttosto l’invito ad un dialogo, costante e proficuo, perché il quartiere possa fare quel salto di qualità che attende da sempre, anche per la presenza sul territorio di strutture come il palazzetto dello sport e la pista di pattinaggio che, unitamente ad un atteso oratorio, potrebbero contribuire ad una migliore integrazione con tutta la comunità cittadina.

Giuseppe Gragnaniello

 

La Redazione, a nome del parroco e della comunità, augura al nuovo Sindaco, Vincenzo di Tria, ai Consiglieri e alla Giunta comunale un proficuo lavoro di analisi dei bisogni della cittadinanza, elaborazione e valorizzazione.

 

 

Sorgente: <a href="Esserci, luglio 2003“>Santa Maria della Stella Terlizzi

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