Esserci, ottobre 2002

 

Vangelo, scuola di vita

Abbiamo ancora e sempre da imparare dal Vangelo, il cui nucleo essenziale è la predicazione del Regno di Dio.

Ascoltare, imparare, approfondire, accogliere questa Parola di salvezza per conformare la nostra esistenza all’esempio di Cristo e continuare a sorprenderci per la perenne novità del Vangelo, capace di mettere alla prova la nostra cultura, il nostro buon senso, le nostre abitudini e convinzioni.

Proprio le parole del Vangelo, soprattutto quelle più provocanti o “scandalose”, aiutano a comprendere che il Regno di Dio si gioca sul terreno delle relazioni con gli altri. Esso è già stato seminato nel mondo con la Pasqua di Cristo, ma ancora deve realizzarsi pienamente. Invece di limitarsi ad attendere la sua venuta a braccia conserte, i cristiani la invocano e la costruiscono lottando contro tutto ciò che divide gli uomini, contro il male ed ogni esclusione.

Anche noi vogliamo continuare a farci sorprendere dalla Parola, impegnandoci a non trascurare tutte le possibilità che la parrocchia offre – soprattutto agli adulti – mediante la catechesi nei gruppi o nei centri di ascolto, per approfondire il Vangelo, per non dimenticare il carattere urgente del Regno di Dio e del suo annuncio, “la sola cosa necessaria” (cfr Lc 10,42).

Buon cammino!

don Francesco

 

Il parroco…

… ringrazia:

Continua l’impegno della parrocchia per coprire il debito contratto con la banca.

Un doveroso GRAZIE alle famiglie che mensilmente si autotassano per questo.

Facciamo in modo che non siano sempre le stesse nei prossimi anni…

…comunica:

Stiamo considerando sempre più la possibilità di realizzare sul terreno incolto, adiacente la casa canonica, strutture sportive che consentirebbero anche un’esperienza iniziale di oratorio.

Alcune risorse e disponibilità le abbiamo già trovate; il progetto è pronto. Si tratta ora di attendere i tempi più opportuni per iniziare i lavori, confidando poi nell’interesse dei parrocchiani e nella loro fattiva collaborazione.

Quanto prima contiamo di informare la comunità su questo tema in maniera più dettagliata.

don Francesco

 

Francesco chiama, Vito risponde

Assisi, 14 settembre 2002

Finalmente siamo arrivati! Il tempo di rinfrescarci ed eccoci pronti a varcare la soglia della Basilica di S. Maria degli Angeli per assistere al rito di professione di sei giovani frati: Andrea Carrè, Antonio Lanzi, Claudio Peraro, Pasqualino Massone, Stefano Nava, Vito D’Amato.

Ognuno di noi prende posto nella grande chiesa. Nell’attesa ci si guarda intorno, affascinati da quanto ci circonda! La Porziuncola, al centro della basilica, sembra quasi chiederci scusa per essere lì, in primo piano a nasconderci (suo malgrado) quanto tra poco accadrà. Sembra un grande tabernacolo, dove all’interno custodisce il respiro del tempo e… l’eco di un dialogo non ancora terminato.  Pietra su pietra, si erge in tutta la sua bellezza e semplicità per svelarci l’antico mistero dell’amore.

Il suono del grande organo ci riporta alla realtà o… forse dovrei dire, mi riporta alla realtà. Sul maxischermo scorrono le prime immagini: frati in processione precedono i sei nuovi, tra cui il nostro Vito. Dà inizio al rito l’appello, poi segue l’omelia, l’interrogazione, la preghiera litanica, la professione, la solenne benedizione e infine l’accoglienza nella fraternità.

I canti si susseguono alle litanie. Una sorte di letizia serpeggia tra i banchi e prende pieno possesso dei nostri cuori. Guardo con tenerezza Vito e lo indico al Signore: “E’ l’ultimo di destra” – gli dico – “Si chiama Vito D’Amato. Viene da Terlizzi, provincia di Bari. E’ l’amico di mio figlio. E’ figlio della mia amica. E’ frutto della mia terra. Il suo nome è tutto un programma… Vito D’Amato = Amato a Vita, da chi ha avuto modo di conoscerlo! E’ un giovane come tanti. Un giovane che, con la tua chiamata, hai reso speciale! Ora è qui per offrirti tutto se stesso. Ti chiede, con umiltà e con l’intercessione di Maria, di far parte della grande famiglia francescana. A questo punto, Signore, penso ai suoi genitori. Penso alle loro lacrime che alimentano e ravvivano quel sì senza ritorno e… al rifiorire del loro sorriso, mentre ti sussurrano: “Sia fatta la tua volontà”. Ti prego, sii la loro forza. Accarezzali così, come un giorno accarezzasti tua Madre e Giuseppe”.

La solenne benedizione mette fine al rito; un applauso esplode spontaneo. Chiude ed abbraccia in un cerchio sono i “Magnifici 6” un applauso forte e scrosciante, che ci ridà la dimensione umana. Lo stomaco borbotta. Il rinfresco ci attende. Un cielo pieno di stelle cade nel mio bicchiere. Bevo. Bevo aranciata e stelle. Bevo e… accenno ad un cincin con Dio che, insieme a San Francesco, sorridendo, continua a far festa lassù.

Lina De Palo

 

Sulla nostra pelle

A chi faceva presente che, tra l’altro, in un’intera diocesi, la nostra, non vi saranno più nascite, la stupida risposta degli “esperti” regionali è stata che i vescovi servono a battezzare più che mettere al mondo bambini.

Basta questo per comprendere con quale spregio sia stato messo a punto il cosiddetto riordino ospedaliero che di fatto vede cancellato il nostro ospedale come tale. Quello che resterà infatti sarà ben poca cosa, anche dopo le annunciate “concessioni”, contentini che sarà difficile attuare e mantenere, se si vorrà davvero risparmiare.

Con questa scusa infatti sono state prese gravi decisioni politiche, ispirate da una logica spartitoria tra gruppi di forza all’interno della maggioranza, che ci hanno visto soccombere a Corato. I numeri non sono serviti a niente: i più di mille parti o le oltre sedicimila prestazioni di pronto soccorso o la miriade di tante altre attività garantite ogni anno. L’ospedale di Corato non è certamente meglio del nostro e lo prova il fatto che molta gente si muove di lì ogni giorno, e soprattutto di notte, per venire a farsi curare qui da noi.

Purtroppo sono mancati a chi ci ha governato fino a poco tempo fa (il centrodestra) quel peso e quell’autorevolezza che riuscisse nelle segrete stanze a spostare l’ago della bilancia in nostro favore. Inutili quindi certe isteriche prese di posizione tardive, dissonanti con la necessità di fare fronte comune con l’opposizione (il centrosinistra) nell’interesse supremo della collettività considerata anche l’assoluta indisponibilità dei vertici regionali al dialogo e tanto meno a effettuare cambiamenti di sostanza.

Se avremo bisogno di cure in futuro è molto probabile che dovremo fare parecchi chilometri prima di poterle avere. Sempre che nel frattempo si saranno trovati i soldi (altro che risparmio, quindi!) per adeguare quelle strutture, come l’ospedale di Corato, che al momento non sono in grado di fornire prestazioni che a Terlizzi, e non solo da oggi, è possibile ottenere. O avendone la possibilità dovremo rivolgerci al privato, come più o meno chiaramente ci viene fatto capire sempre più spesso, da decisioni nazionali e locali prese sulla nostra pelle.

Giuseppe Gragnaniello

 

Guardiamoci intorno

Intervista ad un dirigente scolastico

In seguito ai cambiamenti in corso nella scuola italiana, abbiamo posto alcuni quesiti ad un dirigente scolastico (prof. Biagio Pellegrini, Liceo Scientifico “O. Tedone”, Ruvo di Puglia) circa il futuro della nostra scuola.

Che significa oggi essere dirigenti scolastici?

Significa avere una responsabilità molto grande di gestire una scuola con risorse non sempre adeguate.

Com’è cambiata la scuola dell’autonomia rispetto a quella del passato?

Parecchie decisioni sono attribuite direttamente alla scuola, il che significa che ogni scuola rischia in proprio e i successi ed i fallimenti sono da attribuire tutti alla scuola. Si ha più libertà di modificare programmi e orari, come anche superare la distinzione tra curricolare ed extracurricolare. In sostanza l’alternanza tra progetti e lezioni. Inoltre c’è la possibilità di introdurre discipline legate al territorio.

E’ vero che verranno penalizzate le scuole del Sud per la scarsa possibilità di attingere sponsorizzazioni?

Non è così. Dipende molto dalla dinamicità della scuola, e non dalla posizione geografica.

Il livello dell’istruzione è vero che si è notevolmente abbassato rispetto a qualche decennio fa? E quali sono le conseguenze di questo fenomeno?

Si nota un leggero abbassamento del livello culturale, anche se la tv non ha mai proposto nulla di educativo. La scuola non può fare tutto da sola. Ci saranno conseguenze gravi se non si riesce a capire ciò ed in futuro ci sarà sempre meno personale qualificato.

Perché, secondo lei, il Liceo scientifico scoppia (non solo di salute) e cosa ha intenzione di fare per rendere comunque funzionale la scuola?

L’offerta formativa è apprezzata dall’utenza e risponde alle richieste del territorio. Per quanto riguarda gli spazi insufficienti ho l’intenzione di tallonare gli organi competenti.

Giuseppe Cagnetta

 

A domanda… rispondo

Durante le omelie in chiesa spesso sento parlare di fede, ma in cosa consiste la fede? E se ne basta poca perché un albero si sradichi da solo o una montagna si sposti, secondo le parole di Gesù, perché tanta parsimonia di segni nella Chiesa?

In ambito religioso credere vuol dire non assentire ad una dimostrazione chiara ed evidente; né credere vuol dire non assentire ad un progetto privo di incognite e conflitti; credere vuol dire non assentire in qualcosa che si possa possedere e gestire a propria sicurezza e piacimento, ma essenzialmente credere è fidarsi di Qualcuno, rimettere (che è un mettere in continuazione) la propria vita nelle mani di un Altro. Credere, perciò, non è evitare lo scandalo, fuggire il rischio, avanzare nella serena luminosità del giorno; chi crede cammina nella notte, pellegrino verso la luce.

La sua è una conoscenza nella penombra della sera, una “cognitio vespertina”, non ancora una “cognitio mattutina”, secondo la bella terminologia di S. Agostino. “Credere significa stare sull’orlo dell’abisso oscuro ed udire una voce che grida: Gettati, ti prenderò tra le mie braccia” (S. Kierkegaard). Ed è sull’orlo di quell’abisso che si affacciano le domande più inquietanti: Se invece di braccia accoglienti ci fossero soltanto rocce laceranti? E se oltre il buio ci fosse nient’altro che il buio del nulla?

Crede chi si lascia far prigioniero dell’invisibile Dio, chi accetta di essere posseduto da Lui, nell’ascolto obbediente della Sua parola. Crede chi confessa l’amore di Dio nonostante l’inevidenza dell’amore, crede chi spera contro ogni speranza. Per credere in queste cose bisogna aver fede, e la fede è resa, consegna, abbandono, non possesso, garanzia, sicurezza. Alla fede ci si avvicina con timore e tremore, togliendosi i calzari, disposti a riconoscere un Dio che non parla nel vento, nel fuoco o nel terremoto, ma nell’umile brezza leggera, come fu per Elia sulla santa montagna (I Re 19,11-13).

Per fede si crede nella filiazione divina degli uomini, alla vita eterna e che l’eterno amore di un Dio senza tempo possa uscire da sé e ispirare le umane relazioni in ordine alla solidarietà e all’amore vicendevole.  E’ la fede vissuta che attua poi il Regno di Dio in mezzo agli uomini ed è in quel regno che gli alberi si sradicano da soli e le montagne si spostano, misura di una conoscenza non riconducibile alle categorie umane e conoscenza, in termini biblici, vuol dire essere nell’intimità di Dio più di quanto possiamo essere intini a noi stessi.  Grazie a questo siamo introdotti in quel regno dove l’impossibile diventa possibile e l’inimmaginabile diventa realtà, un regno che è già presente in mezzo a noi e dove, quali persone libere, siamo stati convocati ad essere cittadini a pieno titolo, per gratuità divina, perché Dio non ama la solitudine.

don Mario, diacono

 

Don Ambrogio, gli anziani e noi

“Il vecchietto dove lo metto”. Una simpatica canzone di qualche anno fa suonava così; ma chi pensa che l’anziano non fa più nulla di propositivo e di positivo si sbaglia.

L’associazione “Gruppo Volontari Don A. Grittani Onlus” tra le altre finalità si prefigge di far sentire vivi gli anziani di ambo i sessi della nostra Terlizzi, riempiendo le loro ore pomeridiane e serali con diverse attività ricreative, formative e informative.

Già siamo una ventina di operatori di diverse età. Speriamo di aumentare di numero e di disporre, al più presto, di una sede dove poter stare con i nostri nonnetti. Se qualcuno vuol cogliere l’invito, c’è posto per tutti!

Il gruppo dei volontari

 

Sorgente: <a href="Esserci, ottobre 2002“>Santa Maria della Stella Terlizzi

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *