Esserci, giugno 2002

 

Terra Santa, promesse di pace

Pensale la Palestina come “terra santa” e dover fare i conti, quasi quotidianamente, con notizie di stragi e di violenze, genera in noi dubbi e semina incertezze planetarie. Se a questo si aggiunge la considerazione che alcuni causano lutti e tragedie a Gerusalemme, Tel Aviv, Betlemme, Ramallah, Jenin, dall’una e dall’altra parte, in nome di un’appartenenza religiosa, allora più insopportabile si fa il peso dell’assurdità di questa vicenda.

Gli uni dimenticano che la Palestina è pur sempre “terra promessa”, donata al popolo affinché tenesse alto il Nome del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; gli altri, anch’essi discendenti di Abramo, fingono di dimenticare che nelle due nazioni scorre praticamente lo stesso sangue, e si ritrovano le stesse radici originarie della fede nell’Unico, eterno e Misericordioso Dio.

La recente vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso tutta l’umanità e non solo i cristiani, è stato l’assedio della Basilica della Natività a Betlemme, circondata per più di un mese da carrarmati israeliani che aspettavano il momento opportuno per stanare decine di guerriglieri palestinesi che vi si erano rifugiati.

Una vicenda conclusa senza il temuto bagno di sangue, nella quale si è distinta l’opera di mediazione, in favore di soluzioni pacifiche, da parte della Comunità francescana, custode di quei luoghi santi, sostenuta dall’intera cristianità a da tutti gli uomini di buona volontà.

Sì, la Chiesa e tutti coloro che credono in Gesù Cristo, nato a Betlemme, principe della pace, conquistata non con la spada ma con la croce, trovano il questa vicenda il segno più eloquente della (sua) vocazione storica nel terzo millennio che, preferisco richiamare a tutti attraverso le autorevoli parole di don Tonino:

La Chiesa ha un ruolo fondamentale da svolgere: riesprimere una radicale mozione di sfiducia ad ogni forma di violenza, perché le armi non appartengono più al linguaggio corrente dei popoli. Tutti i credenti in Gesù Cristo debbono presentare una via alternativa a quella delle guerre e delle sovranità nazionali, per il riconoscimento dei legittimi diritti di libertà di tutti i popoli e per l’avvento di una qualità della vita che sia degna dell’uomo”.

Senza ulteriori commenti.

don Francesco

 

Da Geova a Cristo (continua)

Completiamo l’articolo pubblicato sul nostro giornalino circa l’esperienza ventennale del Diacono Antonio Taccardi con i Testimoni di Geova, consapevoli del beneficio che potrà portare ai lettori.

I Testimoni di Geova fanno della Bibbia una lettura fondamentalista. La loro apparente conoscenza della Bibbia si limita allo studio di singoli passi, isolati, utili allo scopo di guadagnare nuovi proseliti.

Implicitamente essi giungono a negare l’incarnazione, dato che il loro catechismo così definisce Gesù: “Egli fu creato prima di tutti gli altri figli spirituali di Dio e in cielo prestava servizio come portavoce di Dio”, rigettando la divinità di Cristo. Negano la Trinità e rifiutano l’identità personale dello Spirito Santo considerato “non come Persona, ma solo come forza attiva di Dio”.

La loro Bibbia è manomessa nella traduzione: esige una adesione ferma e sicura, rifiutando ogni tipo di atteggiamento o ricerca critica. Tale approccio è pericoloso, perché attira persone in carca di risposte, offrendo interpretazioni pie, ma illusorie, invece di dire loro che la Bibbia non contiene necessariamente una risposta immediata a ciascuno dei loro problemi.

Il fondamentalismo invita, senza dirlo, ad una forma di suicidio del pensiero. Mette nella vita una falsa certezza, perché confonde inconsciamente i limiti umani del messaggio biblico con la sostanza divina dello stesso messaggio.

don Antonio Taccardi, diacono Arcidiocesi Bari-Bitonto

 

Guardiamoci intorno

Esami di stato: problemi, problemi…

C’è qualcuno che ha capito veramente come si svolgeranno, quest’anno, gli esami di stato? La maggior parte degli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori non sa ancora come verrà esaminata a giugno.

Infatti, sebbene un articolo della legge finanziaria preveda la scomparsa dei commissari esterni, le disposizioni inviate dal Ministero sono abbastanza vaghe ed incerte, tanto che gli insegnanti e perfino i dirigenti scolastici sono in dubbio sul da farsi.

Il presidente sarà ancora esterno, ma ce ne sarà uno per ogni istituto o uno per ogni commissione? Quanti e quali saranno i professori interni che esamineranno i propri alunni ed in base a cosa si deciderà chi ci sarà e chi invece sarà esonerato? Sono questi alcuni dei nostri dubbi. E allora, come bisogna regolarsi?

E’ facile, ma riduttivo dire: “Ragazzi, voi studiate e basta! Se studiate non avete nulla da temere”, come i nostri professori continuano a ripeterci, forse per cercare di nascondere il fatto che neanche loro sanno più cosa rispondere alle pressanti incertezze degli studenti.

La scuola italiana, oltre ad essere l’ultima per investimenti in Europa, sembra il problema minore che i nostri governi considerano nelle loro legislature. L’impressione è, infatti, che l’istruzione si stia sempre più trasformando in una questione economica, dove è più importante risparmiare che investire e più necessario istruire che educare, sena comprendere che, investire nell’istruzione significa investire nel futuro di una nazione.

Non dimentichiamoci poi che ogni riforma viene fatta sulla pelle dei ragazzi e che, ogni tanto, si potrebbe anche tenere conto del loro parere e delle loro esigenze, al di là di ogni questione politica ed ideologica.

Giuseppe Cagnetta

 

E’ un addio o un arrivederci?

Dopo circa quattro anni di attività il Mercatino della Solidarietà chiude i battenti. La decisione è stata immediata e concorde, sia per le operatrici che per il parroco. Negli ultimi mesi si erano verificati episodi poco piacevoli, ma si era sempre cercato i superarli con soluzioni diverse.

Purtroppo la “clientela” ultimamente si era fatta diversa e sempre più pretenziosa e spesso ci siamo trovate in seria difficoltà ad affrontare determinate situazioni. Abbiamo capito che i poveri non sono quelli che veramente non possono mangiare, ma sono anche e soprattutto quelli che pensano di pretendere tutto senza il rispetto delle regole e della convivenza, facendosi furbi, arroganti e indisponenti, tutti quelli che sono convinti che con il loro modo di fare possono ottenere tutto ciò che vogliono.

La chiusura del mercatino non è un fallimento, ma è, come ci ha detto don Franco Vitagliano, responsabile della Caritas Diocesana, una soluzione per riflettere e concentrarsi di più su casi specifici.

Comunque, nonostante tutto, con i nostri piccoli guadagni abbiamo fatto veramente tanto, sia all’interno della parrocchia stessa che fuori di essa. Certo ci dispiace e ci manca, anche perché il mercatino era prima di tutto un luogo di incontro, di sfoghi, di amicizia e noi vogliamo cogliere quest’occasione per ringraziare tutte quelle persone che hanno sempre creduto in noi e che ci sono state sempre vicine, a cominciare dal nostro parroco. Grazie di cuore a tutti per questi quattro anni.

Noi operatrici Caritas comunque continueremo ad essere presenti con un centro d’ascolto che si terrà, sempre il giovedì, sia la mattina dalle 9.30 alle 11.00 che il pomeriggio dalle 18,00 alle 19.00. E chissà forse che fra qualche anno…

Maria & Tonia

 

Caro don Francesco,

lunedì 15 aprile, durante la messa in ricordo di Irene, io non sarò presente (materialmente) per problemi di salute. Se possibile, vorrei che fosse letto il seguente racconto: sono sicura che Irene pensa e vorrebbe che la vita per noi continuasse così.

La morte non esiste. Non sono andata via, sono soltanto nascosta nella stanza accanto. Io sono sempre io, e tu sei sempre tu. Ciò che eravamo prima l’uno per l’altra, lo siamo ancora.

Chiamami con il mio nome che ti è familiare, parlami nello stesso nodo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare il tono di voce, non assume un’aria di tristezza. Sorridi, come facevi sempre ai piccoli scherzi che tanto ti piacevano.

Prega, sorridi, pensami!

Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima. Pronuncialo senza traccia di tristezza, perché la Vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto. C’è una continuità che non si spezza, perché dovrei essere fuori dalla tua mente? Solo perché sono fuori dalla tua vista?

Ti sto aspettando in un posto qui vicino, proprio dietro l’angolo. Va tutto bene, nulla è finito nulla è perduto. Un breve istante e tutto sarà ancora come prima, o soltanto migliore, infinitamente più felice e per l’eternità. Staremo ancora tutti insieme con Cristo!

Nicla coraggio. La tua lettera ci ha commosso e commuoverà tutti i nostri lettori, che invitiamo a pregare, come faremo noi, perché Irene sia finalmente felice in paradiso.

La Redazione

 

 

Sorgente: <a href="Esserci, giugno 2002“>Santa Maria della Stella Terlizzi

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