Esserci, giugno 1998

 

Maggio, il Vangelo, la Donna

La chiesa parrocchiale tra poco lascerà quella confraternale e la confraternita di S.M. della Stella, su iniziativa del suo priore Nicola Mangiatordi, ha pensato bene di indire solenni festeggiamenti in onore della Vergine.

Quale futuro è riservato all’attuale chiesa parrocchiale? Sono in tanti a chiederselo. E così, in attesa degli eventi, tra musica e novena, fuochi d’artificio e predicazioni, addobbi e processione si è concluso il Mese Mariano.

Nelle tre sere di predicazione si è tracciato a larghe linee il grande progetto di Dio per l’uomo, indicandone alcune fasi delle sua realizzazione ed in particolare il passaggio attraverso la donna di nome Maria che ha permesso alla donna stessa di recuperare quella luce che da sempre le apparteneva perché segno dell’amore del Creatore.

Abbiamo così riscoperto il ruolo affidatole di persona chiamata ad eliminare la solitudine e, come nella Genesi il passaggio è avvenuto la creazione della donna, così ora nella pienezza dei tempi è avvenuto attraverso la maternità di Maria, la donna dei tempi nuovi, capostipite della donna chiamata ad allontanare dal mondo la solitudine di Dio.

Accanto a questo compito recuperato grazie a Maria, come non cogliere, anche per mezzo di una donna adultera, a cui vien chiesto di “andare” e di “non peccare più”, il desiderio dello stesso Dio di affidare alla donna il compito di ricordare al mondo di non giocare al ribasso con la Legge di Dio.

Infine abbiamo riflettuto sul compito che, sempre grazie al “sì” di Maria, la madre di Gesù, è stato affidato ancora una volta ad una donna, a Maria di Magdala, il giorno della resurrezione e non a Pietro o a Giovanni, che con lei erano accorsi al sepolcro, di essere cioè annunciatrice al mondo intero della resurrezione che è verità fondamentale del nostro essere cristiani e del nostro esistere come chiesa.

Cancellare la solitudine del mondo, nel rispetto della Legge di Dio, mediante l’annuncio della resurrezione: i compiti affidati dal Signore alla donna. E, pensando a Maria, a colei che ha permesso tutto questo, così ci siamo rivolti a lei, a conclusione di ogni predicazione:

Donna silenziosa,

tu che sei luce scaturita dalla mente del mio Dio e custode dei pensieri divini,

fatta terra per il germoglio di Iesse e fiore per i poveri di Iahve,

che stendi come braccia sulla umanità il Tuo arcobaleno di Pace,

prendi per mano la mia vita, custodiscila come realtà preziosa,

e sii splendore per la mia anima, affinché, colma di tanto fulgore, nella gioia e nel dolore, possa tessere nel mondo la Tua lode.

Così sia.

don Mario, diacono

 

Passo dopo passo…

La nuova chiesa è ormai molto più che una confusa immagine che un cantiere edile riesce a dare. La struttura architettonica diventa sempre più familiare agli occhi nostri, come presenza costante in mezzo alle nostre case.

Prevediamo (?) l’ultimazione delle opere di rifinitura per la fine di settembre prossimo, quando la nuova chiesa potrà essere consacrata e aperta al culto, per la maggior gloria di Dio e per l’edificazione del suo popolo santo.

E credo non vada mai dimenticato che la costruzione di una nuova chiesa è certamente uno sforzo economico, un impegno di ingenti risorse ed energie, ma per noi, popolo santo di Dio, è soprattutto opera di fede, sostenuta dalla preghiera: sapere di avere una casa comune dove si sperimenta la gioia di un incontro, quello con Dio e con i fratelli.

Seguiamo, dunque, passo dopo passo, gli ultimi momenti della costruzione della nuova chiesa, innalzando individualmente le lodi del Signore, in attesa di congiungere le nostre voci in un coso gioioso da far risuonare nel nuovo tempio.

A presto!

… e c’è ancora molto da fare!

Già! Devo dirlo francamente: poco è stato fatto da parte dei parrocchiani per la costruzione della nuova chiesa. Ma io ho fiducia che, aperta la chiesa e sentendosi un po’ come a casa propria, tutta la generosità dei parrocchiani si manifesterà, permettendo alla chiesa di essere bella, ospitale e dignitosa, come si conviene alla Casa del Signore.

Molti passi sono stati fatti: e a tal proposito desidero ringraziare di cuore coloro i quali non hanno fatto mancare il proprio interesse e soccorso. Abbiamo anche coinvolto l’Amministrazione comunale, affinché collabori alla realizzazione di un’opera e alla sistemazione dell’area circostante di interesse pubblico. Per adesso dovremo fare a meno del campanile, perché le risorse economiche non ci sono… un giorno, chissà!

Coraggio, dunque, un po’ più di interesse e di compartecipazione al completamento della nuova chiesa!

don Francesco

 

“Lo riconobbero allo spezzare il pane”

 Tra gli appuntamenti del Congresso Eucaristico Diocesano, nella Giornata del Buon Samaritano, si è tenuta presso il Duomo Vecchio di Molfetta una tavola rotonda per gli operatori Caritas e per quanti impegnati nel volontariato dal titolo “Lo riconobbero allo spezzare il pane”. Un invito a riflettere sui problemi vecchi e nuovi di chi vive ai margini della società

Il dott. Renato Marinaro, vice direttore della Caritas nazionale, ha cercato di spiegare cosa si intende oggi per povertà e quanto sia diverso il concetto di povertà a seconda della parte del mondo in cui si vive. Ed anche dell’estrema facilitàcon cui famiglie che vivono discretamente passano ad una condizione di povertà per la crisi economica persistente o per gravi problemi familiari. Nuovi poveri piùdifficili da aiutare dei diseredati tradizionali.

La signora Giovanna Gadaleta, responsabile delle Vincenziane di Bari, ha illustrato l’amara verità della prostituzione terzomondiale sulle nostre strade. Donne, spesso minorenni, sfruttate e ridotte in schiavitù proprio per la loro condizione di clandestine. Fuggite dalla miseria dei loro paesi, in cerca di un paradiso inesistente. Ma anche situazioni limite, come quell’intera famiglia avvicinata sulla statale, un padre e una madre che accompagnavano in auto le figlie al “lavoro”. Per fame, han  detto. E la difficoltà del riscatto: un’albanese rimessa in viaggio verso la sua terra era spaventata pensando di andare incontro “alla morte”, ad un’esemplare punizione da parte degli stessi parenti, suoi sfruttatori.

Padre Mario Marafioti, fondatore delle Comunità Emmanuel del Salento per il recupero dei tossico-dipendenti ha raccontato tre storie emblematiche. Due drogati che, malgrado molto provati nel fisico in quanto affetti da AIDS, si sono spenti serenamente dopo aver ritrovato Dio. E una donna leccese di nobili natali, deceduta anche lei per aver contratto la stessa malattia lavorando in comunità non pentita nel conoscere la tragica verità ma contenta delle sue scelte che la portavano al sacrificio finale.

Una sera certo non allegra che deve servire a riconsiderare e rivitalizzare il nostro impegno in favore degli ultimi.

Giuseppe Gragnaniello

 

Quando l’amore rende giovani

Per noi giovani la giornata più interessante del Congresso Eucaristico è stata quella di giovedì 7 maggio che ha visto i giovani della Diocesi radunarsi nella magnifica villa di Molfetta.

La manifestazione, preparata in tutti i particolari, ha avuto ospiti di tutto rispetto: Suor Paola, noto personaggio televisivo, don Domenico Sigalini, che ha sostituito don Luigi Ciotti impossibilitato ad intervenire, e un gruppo di dinamiche suore di Assisi che hanno allietato la serata con canti e balli.

I primi due ospiti, don Domenico e Suor Paola, sono due religiosi che vivono la loro vocazione a contatto con i problemi di tutti i giorni.

Suor Paola è conosciuta per le sue apparizioni in televisione. La sua testimonianza cristiana non si limita solo al mondo del calcio, dove cerca col suo sorriso, col suo entusiasmo e con la sua semplicità di seminare il bene. Insegna anche in una scuola, visita i detenuti ai quali porta conforto e serenità e segue i ragazzi del quartiere romano di Centocelle. Insomma, questa dolce suora è immersa in particolar modo nella quotidianità sofferente.

La testimonianza di don Domenico è diversa. Lavora con i vescovi a Roma e si interessa della Pastorale giovanile. Col suo accento settentrionale ha saputo gestire con maestria i momenti di gioia come quelli di ascolto di noi giovani. Ha esordito dicendo: “La vita è orientata verso Gesù, altrimenti non vale la pena viverla”. Questo messaggio ha veramente scosso tutti noi. La vocazione di don Domenico è nata negli anni della contestazione. In quel periodo fu colpito dalla mancanza di Dio nei giovani, i quali ci mettevano tanto entusiasmo ed amore nel voler cambiare il mondo, ma non si rendevano conto che per cambiarlo era necessaria la presenza di Cristo.

Due personaggi diversi ma con obiettivi identici: portare Cristo agli ultimi, ai sofferenti, ai più deboli, ai più bisognosi. A Suor Paola abbiamo chiesto: “Ci spieghi il vero significato della sua presenza, la domenica, in un luogo particolare come lo stadio”. Ci ha risposto: “La domenica allo stadio mi avvicino a tanta gente che sicuramente non ha mai incontrato una suora, un prete. Lì ho l’opportunità di dire una buona parola, di dare coraggio a chi ne ha bisogno, di suscitare insomma una speranza”. A don Sigalini: “Ci parli dell’interesse della Chiesa e in particolare dei vescovi verso i giovani”. “I nostri Pastori – ha risposto don Domenico – dimostrano con i fatti grande sensibilità e disponibilità verso i giovani. Pensate ragazzi, come sarebbe brutta e triste la Chiesa senza di voi”.

Anche un ragazzo di nome Biagio ha posto a Suor Paola una domanda: “Tante volte i giovani si trovano davanti degli ostacoli e non sanno come superarli. Cosa consiglia?” Suor Paola: “La preghiera ti dà la carica per superare gli ostacoli. Vorrei dire ai giovani che la vita è un dono di Dio e quindi deve essere accolta, vissuta nel migliore dei modi”.

In una giornata indimenticabile abbiamo vissuto intensi momenti di incontro con autentici testimoni del Vangelo.

Mirella Bernardi

 

Un grazie di cuore

Carissimi, sto scrivendo questo articolo per voi, un compito per me difficile non solo perché è la prima volta che lo faccio, ma anche perché devo unire il sentimento di moglie e l’affetto di madre.

Mi rivolgo a voi con il cuore ringraziandovi per la risposta umanitaria riservata all’appello rivoltovi per mio marito, Giuseppe Albanese. Lo faccio anche a nome dei miei figli, Tommaso e Maria. La somma a noi pervenuta e non spesa la nostra famiglia ha deciso di indirizzarla a favore della nuova chiesa in costruzione, dotandone il salone – che mi auguro sia intitolato alla memoria di mio marito – del rispettivo arredo.

Una tale scelta, memoria storica di un gesto che ci rende orgogliosi e fieri testimoni di un grande evento di solidarietà, avverrà grazie alla vostra generosità che sempre produce benevolenza. Sono sicura che il Signore ci renderà merito di tutto ciò e ci benedirà.

Di seguito riporto il ringraziamento letto da mio figlio Tommaso a conclusione della messa esequiale:

La famiglia Albanese-Cantatore ringrazia le persone che generosamente hanno risposto all’appello per l’amato Giuseppe, in particolare la comunità parrocchiale, il parroco don Francesco e il diacono don Mario.

Il Signore nella sofferenza ci ha dato il coraggio e la forza di andare aventi e questo ci rende sereni. La preghiera ci ha sostenuti nei momenti più brutti; mio padre ha sofferto molto, ma è morto in pace. Ora è nelle mani di Dio e siamo sicuri che ci proteggerà sempre e dal cielo vi ringrazia anche lui.

Abbiamo fatto l’impossibile per salvarlo. L’America rappresentava la nostra ultima speranza, ma è sopraggiunta un’infezione che ha peggiorato la situazione ed è morto in una terra che non gli apparteneva, ma i progetti divini nessuno può saperli.

Ci rimarranno i suoi insegnamenti e voi ricordatevi sempre di lui come persona onesta e corretta. Grazie dal profondo del cuore!

Famiglia Albanese

Sorgente: <a href="Esserci, giugno 1998“>Santa Maria della Stella Terlizzi

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