Esserci, settembre 1996

 

Un seme… che cresce

Quando sabato 7 settembre, nella Basilica di S. Maria degli Angeli, è terminato il rito della vestizione di Vito D’Amato, una signora mi si è avvicinata e ha detto: “Quando doveva andar via don Peppino noi abbiamo celebrato la vestizione di Vincenzo Marchese, ora che vai via tu celebriamo la vestizione di Vito D’Amato”.

Preso dall’euforia dell’avvenimento, non ci ho pensato più di tanto, ma, tornando a Terlizzi, ci ho riflettuto su e, tra me, pensavo che compito di ogni sacerdote è quello di seminare la Parola. Nel terreno dove attecchisce essa cresce e se c’è qualche persona disponibile a donare tutto se stesso questo è il massimo.

Quando un sacerdote lascia la parrocchia sembra che si interrompa qualcosa, si ha l’impressione che il nuovo parroco debba ricominciare tutto daccapo. Questi avvenimenti, invece, ci fanno ricordare che non è così! Il seme buttato nel campo della comunità cresce, perché c’è una continuità che la Provvidenza ha voluto mettere sotto i nostri occhi e da cui noi dobbiamo imparare.

C’è una continuità voluta da Dio, che vuol farci comprendere com’è la comunità protagonista dei grandi avvenimenti ed è la comunità continuatrice della fede. Il sacerdote ha in compito di timoniere di una nave che indica la rotta, la comunità ha il compito dei rematori che spingono la nave. Quando poi, come per padre Vincenzo e adesso per Vito, noi siamo partecipi di questi doni grandi al Signore, tutta la comunità rende grazie a Dio di questo, perché quel seme è cresciuto nella sua terra e di quel frutto essa ne va orgogliosa.

Vito il 7 settembre, nella piccola chiesa della Porziuncola, si è spogliato dei suoi abiti per indossare il saio di S. Francesco e diventare, come S. Francesco, cantore dell’amore di Dio per l’uomo. Dove ha imparato a leggere la presenza di Dio se non nella comunità della Stella? La sua generosità come catechista, come educatore dell’ACR, si è alimentata grazie ad un fertile terreno trovato in questa comunità.

E’ vero che i sacerdoti seminano e poi vanno via, ma è soprattutto vero che quel seme non viene sperduto dal vento, ma cresce, perché esiste una comunità che resta e che continua ad essere realizzatrice nel tempo dell’amore di Dio.

don Franco

 

Quando la sapienza si fa compagna

Vanità sulle vanità, tutto è vanità. Una generazione va, una generazione viene, ma la terra resta sempre la stessa”, Con questo stralcio preso dalla pericope posta all’inizio del Libro del Qoelet, scrittore sacro del 3° secolo a.C., lo stesso Qoelet rivolge l’invito alla moderazione sugli avvenimenti terreni, nel rispetto della volontà di Dio.

Tutto, nell’esistenza umana, ha un aspetto di relatività, né si potrà dire: “Guarda, questa è una novità.” (Qo 1, 106) perché: “Ciò che è stato sarà, e ciò che si è fatto si rifarà; non c’è niente di nuovo sotto il sole.” (Qo 1, 9).

Anche l’avvenimento di colui che, su invito del vescovo, va via dalla nostra parrocchia per continuare a lavorare in un’altra vigna del Signore non costituisce novità, ma, mentre lascerà dolci ricordi e sereni ripensamenti, porterà con sé la ricchezza del tempo passato.

Ma, come in ogni passaggio da uomo di Dio a uomo di Dio è dolce pensare al modo con cui la facoltosa donna di Sunem pose la sua attenzione sul profeta Eliseo. In lei era chiara la consapevolezza che quell’uomo, di cui tante volte, passando per le strade della cittadina, ne aveva accompagnato i passi con lo sguardo, era un uomo di Dio e, quando pensò di accoglierlo nella sua casa, non solo si preoccupò di convincere il marito dell’importanza di tale opportunità, ma non si preoccupò neanche di sapere da dove veniva né dove andava, né se il suo era un parlare eloquente o semplice, né aveva fatto calcoli a suo vantaggio, ma l’accolse così com’era senza chiedergli nulla.

Per questo il Signore la ricompenserà, a motivo di insegnamento per noi chiamati ad accogliere l’Eliseo, mandato per le nostre strade dal nostro vescovo. Cosa poter augurare a coloro che vanno e a colui che viene? “Al povero stendi la tua mano, perché sia perfetta la tua benedizione. La tua generosità si estenda ad ogni vivente e al morto non negare la tua grazia. Non evitare coloro che piangono e con gli altri mostrati afflitto. Non indugiare a visitare un malato, perché per questo sarai amato.” (Sir 7, 32-35).

Questa è sapienza antica, di tipo inossidabile, con la quale don Franco e don Vincenzo che vanno e don Francesco che viene potranno costruire un regno apprezzato dagli uomini e amato da Dio.

don Mario, diacono

 

Lungo il cammino

Settembre mese di cambiamenti. Proprio di settembre qualche anno fa mi fu indicato don Franco come nuovo parroco della “Stella”. Eravamo al Conservatorio dell’Immacolata, per la presentazione di un nuovo Progetto Pastorale, in quell’atmosfera festosa che circondava sempre Don Tonino. E a lui dovevamo quel cambio di guida, traumatico ma necessario, per dare nuova luce alla stella che illumina la nostra comunità.

Don Franco mi aveva colpito per le sue parole meditate, quelle volte che era venuto a dir messa da noi. Stimoli domenicali alla riflessione. Un Vangelo calato nella realtà di tutti i giorni, al di là degli schematismi banali di inferno e paradiso, come spesso e purtroppo capita ancor oggi di sentire. Mi era parso anche piuttosto ascetico. Mi sono dovuto ricredere. Si è dimostrato molto pratico.

In questi sette anni la parrocchia è sorta a nuova vita. Si è risolto il problema patrimoniale, che ci ha visto passare da un debito da incubo ad un buon attivo proiettato verso l’ormai prossima costruzione della nuova chiesa. Che verrà su malgrado le difficoltà vecchie e nuove, le promesse mancate e le colpevoli indifferenze, anche grazie a soluzioni di cui don Franco è stato artefice. Vari gruppi di laici impegnati  si son andati formando, sebbene ci sia ancora molto da fare. La strada è appena tracciata, lungo è il cammino da percorrere e non si è ancora in grado di andar da soli. E altri si dovranno unire per la via, diventando sempre più ampia la comunità e moltiplicandosi i suoi bisogni. Fortunatamente i tanti giovani pieni di buona volontà che si offrono con entusiasmo sono una speranza per il domani.

Ora si cambia. Anche per quella “mobilità delle tende” sollecitata da don Tonino, per un miglior servizio ed un impegno sempre vivo, che “eviterà al popolo di Dio quei ristagni pastorali che rallentano il guado dei “laghi amari” verso la Terra promessa” (Insieme alla sequela di Cristo sul passo degli ultimi).

Grazie don Franco! E auguri all’altro don Franco. Che lo stesso nome sia segno di continuità, nella diversità personale che siamo pronti ad apprezzare.

Giuseppe Gragnaniello

 

Caro don Franco,

in momenti come questo forse è meglio non dilungarsi; ci hai dato tanto e tutto ciò che abbiamo ricevuto da te è nei nostri cuori, proprio nell’angolo più recondito, dove nessuno può arrivare, forse nemmeno col pensiero.  Grazie di tutto, con te siamo cresciuti: abbiamo lottato, sofferto e anche gioito. Ti manca un solo tassello, anche se devi essere tu il primo ad esserne convinto, quando poseremo la prima pietra della nuova chiesa, tutti penseremo a te, non potremo non pensare a te. Auguri don Franco, e sii felice nei nuovi lidi!

 Un affettuoso saluto a don Francesco de Lucia, nuovo parroco di Santa maria della Stella, un augurio affinché il suo sia un ministero calato nell’uomo e nei suoi bisogni.

La redazione

 

Ciao Vincenzo, 

“Quello che vorrei tanto è che il Signore benedicesse i tuoi passi, fino all’ultimo momento. Su tutte le orme dei tuoi passi possano crescere tanti fiori.” (don Tonino).

Non abbiamo trovato parole più vere per esprimere i nostri auguri e soprattutto il nostro grazie per averci aiutato a scoprire il volto di Cristo.

I giovani

 

La nostra parrocchia vive

E’ inutile negarlo: da quando nella nostra parrocchia abbiamo avuto la fortuna di avere un diacono ricco di inventiva e spirito di iniziativa, e la comprensione e la sensibilità di don Franco, che ha sempre stimolato e incitato ad aperture sempre più marcate verso la comunità, sono state concepite e realizzate molte iniziative che è in predicato di continuare negli anni futuri.

Mi riferisco alle manifestazioni del carnevale, della festa della mamma, della festa della donna, ai tre giorni di sport dedicati ai bambini delle scuole elementari e medie, e ad altre che sono state sotto gli occhi di tutti. Per ciascuna di esse è stato concepito un programma, sono state richieste collaborazioni, sponsorizzazioni e, a dire il vero, abbiamo trovato gente sempre disponibile, sensibile e disposta persino, anche se non in modo spontaneo, date le onnipresenti difficoltà economiche, ad elargire somme di denaro, più o meno cospicue.

Non credo ci voglia molto per realizzare tali interventi che servono tutti ad aprire il centro parrocchiale alla società: un po’ di disponibilità, di buona volontà, di voglia di fare, anche perché la gratificazione migliore, per chi opera, è proprio il vedere tanti bambini, ragazzi, giovani e adulti mettersi insieme, divertirsi, interessarsi a qualcosa o di qualcuno, essere attivi e riempire, quindi, di significato la propria esistenza. Spero proprio che tale considerazione trovi d’accordo sempre più persone, soprattutto adulte, che sono restie ad avvicinarsi al centro, anche se è proprio lì che mandano i loro figli, sicuri che qualcuno badi a loro e si prenda cura di loro. Questo è un discorso di comodo che non può continuare ad essere fatto.

Signori genitori, i bambini presenti ogni sera al centro sono diventati veramente tanti, e stanno per essere troppi. E’ necessario che qualcuno di voi sui faccia vivo e dia al più presto la sua disponibilità a sorvegliarli e a promuovere per loro iniziative o quant’altro possa essere utile per tenerli occupati e interessati. Se la nostra parrocchia vive, palpita per la presenza di tante persone che la frequentano, è necessario, credo, uno sforzo in più per rendere questa vita più organizzata e foriera di soddisfazioni per tutti.

Francesco Santeramo

Sorgente: <a href="Esserci, settembre 1996“>Santa Maria della Stella Terlizzi

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