Esserci, ottobre 1994

 

Coraggio!

Quando una persona è giù di corda, la prima parola che viene alla mente in chi vuole aiutarla è “Coraggio!”. Una semplice parola che porta dentro di sé una carica disperanza enorme. Una carica emotiva con cui spera che la persona riprenda con lena il suo cammino e torni ad essere sorridente ed entusiasta.

Una parola carica di tensione. Ed è quello che io, come responsabile della Parrocchia Santa Maria della Stella, sento di dire a tutti voi: “Coraggio!”. Non è che questa comunità sia giù di corda o che abbia perso l’entusiasmo della propria fede, ma perché vorrei che nel cuore di ciascuno di noi ci fosse una carica di tensione tanto forte da rompere le paure che ci fanno zittire o che spesso ci riducono a semplici spettatori.

“Coraggio!” è una parola ricca di speranza e io vorrei che la speranza non venisse mai a mancare nel bagaglio della nostra fede. Siamo ad ottobre, mese missionario, mese di programmazione, mese di impostazione pastorale: tutto questo ci impegna a guardare avanti, ad essere, nel nostro piccolo mondo, missionari di quel Vangelo che arde nel nostro cuore; a sognare progetti grandi che non dobbiamo mai relegare nell’angolo dell’utopia, ma che dobbiamo sperare che diventino realtà.

In questo nostro cammino prendiamoci la mano l’un l’altro e diciamo: “Coraggio!”.

don Franco

 

La Chiesa di S. Maria della Stella si arricchisce

Grazie alla sensibilità dimostrata da don Franco Vitagliano, parroco di S. Maria della Stella, a don Donato Negro, Vescovo della nostra Diocesi che ha dato il consenso e alla fiducia accordata dai componenti la Commissione straordinaria (dott. Varratta, ing. Musci e dott. Capriati), all’intera cittadinanza terlizzese, le quattro tele originali, che ornano gli ovali del piano della lanterna dei telieri del Carro trionfale, macchina da festa con la quale i terlizzesi ogni anno onorano la loro protettrice Maria SS. Di Sovereto, e raffiguranti il Redentore, l’arcangelo Michele e i due angeli laterali, destro e sinistro, dipinti rispettivamente dai concittadini Antonio Volpe, Maria Bonaduce, Lena Cipriani ed Enzo Sforza, saranno d’ora in poi custoditi nella nostra Chiesa della Stella.

Con simile gesto viene data dignità all’intera manifestazione che annualmente si allestisce per onorare la nostra protettrice, dando così la possibilità all’intera cittadinanza di ammirare da vicino le opere d’arte realizzate, che sul carro si trovano ad un’altezza di circa diciotto metri, e poter rivivere così, idealmente, le emozioni che si provano alla Festa maggiore, durante il giro che il carro effettua per le strade cittadine, dalla “sbiete” (partenza), all’inizio di viale Roma, alle svolte cosiddette “curve”, che si affacciano su via Bovio, corso Dante, corso Umberto e, per finire, a quella che immette sulla piazzetta della Cattedrale, per riportare la Vergine di Sovereto in chiesa e che tanto fanno discutere, allungando così nel tempo la Festa maggiore.

Va dato atto ai componenti la Commissione straordinaria che attualmente governa la nostra città che il loro atto consente di sottrarre le quattro tele alla precarietà, allo stato di abbandono e alla possibilità di deterioramento materiale, aiutando così l’intera cittadinanza terlizzese nella crescita morale e materiale nel godimento di dette opere.

Ricordiamo infine che don Franco ha raccolto l’invito contenuto in una lettera aperta, corredata da numerosissime ulteriori firme di condivisione, inviat alla Commissione straordinaria e apparsa sul periodico cittadino “Il Confronto” del mese di gennaio 1994, che sollecitava adeguata sistemazione alle tele in questione.

L’intera comunità parrocchiale è grata per essere stata onorata della custodia morale e materiale di dette tele.

Vincenzo Vino

 

Laicità: vocazione, missione, responsabilità

“Una delle mete più ambite che come Chiesa dobbiamo raggiungere è il recupero del concetto di laicità, inteso come dono, cioè come vocazione … L’annuncio della Parola non è un’esercitazione per soli preti, né un appannaggio di addetti speciali ai lavori, né un’operazione che devono portare avanti i soli capi. E’ una responsabilità che riguarda tutti”. (Antonio Bello, Insieme alla sequela del Cristo sul passo degli ultimi, p. 106)

La laicità dunque è un dono, una missione che riguarda tutti. Eppure quasi sempre è ridotta ad un optional riservato a pochi. Spesso quegli stessi che già sono inseriti in un gruppo parrocchiale o che comunque hanno maggior familiarità con la Chiesa intendono il loro essere laici come un semplice incontrarsi per fare un incontro, per ascoltare qualcuno o, nel migliore dei casi, un assumersi qualche impegno, qualche responsabilità. Ne consegue la formazione di gruppi demotivati, atrofizzati, a circuito chiuso e poco incisivi all’esterno. Non basta evidentemente aggregarsi e seguire un cammino cristiano, occorre avere un certo STILE.

Già don Tonino ci aveva ammoniti affinché avessimo quel “Dolce Stil Novo che susciti nostalgie di comunione”. Il gruppo non può essere solo aggregazione di persone, serialità di incontri, assunzione di impegni. Esso è soprattutto esercizio di accoglienza, di attenzioni reciproche, non solo per i presenti e per gli assidui, ma anche per gli assenti di turno e per quelli che per varie ragioni non possono garantire la loro partecipazione. Bisogna dunque “promuovere lo stile delle piccole cose, dell’umiltà, delle semplicità, facendo costantemente capire che apostolato non significa riprodurre aggressività di stampo coloniale o marciare incontro a stranieri da conquistare, ma stringere comunione con fratelli da scoprire”. (Antonio Bello, Insieme alla sequela del Cristo sul passo degli ultimi, p. 109)

FRATELLI DA SCOPRIRE… questi devono essere i singoli elementi del gruppo e quelli che non ne fanno parte. La scoperta dell’altro comporta innanzitutto la presenza fisica e spirituale: occorre essere vicini anche nella quotidianità, con gesti ordinari e semplici, tenendosi in contatto fuori dagli ambienti canonici e delle occasioni di rito. E’ importante sentirsi per informarsi sulle attività o forse solo per dirsi: come stai?

Sile, presenza e… FORMAZIONE. Ogni gruppo perché funzioni deve essere guidato da animatori validi, capaci di entusiasmare e stimolare. Ogni comunità deve tendere ad avere un gruppo dove ciascuno “s’impegna non soltanto a vivere in parrocchia, ma ad organizzare la propria vita e la propria formazione in funzione del servizio alla comunità”. (Antonio Bello, Insieme alla sequela del Cristo sul passo degli ultimi, p. 112)

Ciascuno di noi deve scoprire che non esiste impegno più concreto e più fecondo del formarsi per servire gli altri. La comunità dal canto suo deve insistere perché si tengano corsi biblici, scuole di animazione e formazione. Formazione specifica di settore per gli “addetti ai lavori” (catechisti, animatori, sacerdoti, operatori della carità) e formazione di più ampio respiro sui principali temi socio-culturali, sulle principali problematiche religiose ed educative.

E’ importante questo legame con la storia e l’attualità: essere gruppo parrocchiale non significa chiudersi in un recinto di interessi che coincide con una porzione di territorio, bensì significa vivere localmente e pensare globalmente. Incontri-dibattito, cineforum, momenti di festa, attività culturali frequenti è importante che siano aperti a tutti, in modo da favorire anche la conoscenza e la comunione oltre che l’approccio con i lontani, con i quali bisogna cercare di instaurare rapporti sempre nel segno del reciproco rispetto, senza avere la pretesa che entrino nel gruppo.

Capire e vivere a fondo la propria laicità non significa comunque sentirsi autosufficienti. Se ci sono aree di impegno, di riflessione che il laico deve ancora scoprire come proprie, è anche vero che ci sono bisogni, spazi che richiedono la specifica competenza di un sacerdote. “E’ indispensabile che tutti i gruppi possano contare sull’assistenza spirituale di sacerdoti che consacrino se stessi ad alimentare la vita spirituale e il senso apostolico delle rispettive associazioni: le assistono, ne favoriscono le iniziative, promuovono lo spirito di unità”. (Antonio Bello, Insieme alla sequela del Cristo sul passo degli ultimi, p. 109)

E’ vitale per la vita di un gruppo la presenza di un parroco. Questo significa che il sacerdote deve ritagliare più tempo da dedicare alla cura pastorale e spirituale dei gruppi. Ma significa anche che i gruppi devono consentire al parroco di avere il giusto tempo per assolvere ai propri doveri sacerdotali, liberandolo da impegni che si addicono più ai laici che non ai preti.

Maria Pia de Noia

Sorgente: <a href="Esserci, ottobre 1994“>Santa Maria della Stella Terlizzi

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