IV DOMENICA DI PASQUA (A)

Dal Vangelo secondo Giovanni (10, 1-10)

In quel tempo, Gesù disse:
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

COMMENTO

Tra le varie immagini di questa pagina evangelica se ne distinguono due: la porta e il pastore. Gesù dice: “Io sono la porta”. La porta attraverso la quale passa il pastore e la porta attraverso la quale passano le pecore. E il senso è evidentemente diverso. Nel primo caso Gesù afferma che chiunque voglia essere pastore delle pecore deve essere in comunione con lui, altrimenti è un falso pastore. Nel secondo caso si afferma che l’unico vero accesso alla salvezza, alla vita in abbondanza, è sempre e solo Gesù.

Tutti coloro che pretendono di essere guide di altri e non mettono al centro, sull’esempio del Pastore Buono (Gv 10, 11-14), la vita concreta di ciascuna persona, sono solo amanti dei propri interessi, spesso nascosti dietro il paravento di una solenne difesa di sacri principi.

Gesù rivendica di essere la vera e unica porta di accesso alla vita, alla salvezza. Entriamo, dunque, per questa porta e lasciamoci guidare solo da chi è entrato di là a sua volta, cioè da chi è in comunione con Cristo.

Tutti noi, in questo tempo di emergenza sanitaria, stiamo imparando sempre più da papa Francesco che cosa significa avere a cuore, in nome dell’unico vero Pastore, la vita di ciascuna persona. Nella persona del papa sono rappresentati tutti coloro che nella comunità cristiana svolgono il servizio di guida. Se non ci fosse la sollecitudine per il bene, non solo spirituale ma anche materiale, di ciascun uomo e di ciascuna donna, sarebbe solo illusione e falsità proclamare a parole l’interesse per il bene comune, per il bene dell’intero popolo di Dio.

Nella solitudine quotidiana di una cappella o nell’immensità di una piazza vuota possiamo scorgere in papa Francesco una personale e totale dedizione a Cristo, proposto a noi come vero e unico Pastore che dà la vita per tutti.

Sorgente: <a href="IV DOMENICA DI PASQUA (A)“>Santi Medici Terlizzi

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