Luce e fango – 22 marzo

Forma breve: Gv 9, 1.6-9.13-17.34-38

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita; sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!».

Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.

Parola del Signore

Il Cieco nato ci rappresenta tutti. Ognuno di noi ha bisogno di essere illuminato. Questo brano vuol dire che la cecità è una condizione connaturata all’uomo. Nasciamo tutti senza luce, in quello che gli esperti chiamano “il peccato di Adamo”, nel quale tutti ereditiamo quella naturale debolezza da cui nessuno è esente se non per grazia, come la Madonna. Ma Gesù non si rassegna a farci rimanere nelle tenebre. “Finché sono nel mondo io sono la Luce del mondo” Egli dice. Per fare questo però usa uno stratagemma “teatrale”. Sputa per terra, produce del fango e lo applica sugli occhi del cieco. Cosa significa? Sembra una rivisitazione del racconto della creazione. Con polvere del suolo Dio crea Adamo. Gesù vuole fare la stessa cosa e vuole insegnare che la vita nuova parte da lui, da una sua azione rinnovatrice e creatrice. Quando lo incontriamo veniamo creati di nuovo, trasformati, rinasciamo a vita nuova. È la conversione autentica, che non ha nulla di sforzo personale ma è un dono. Noi siamo terra, la saliva di Gesù è ciò che parte dalla sua bocca, cioè una cosa che sta a metà tra il respiro e la voce. Si tratta cioè dello Spirito Santo e della sua parola. Solo la parola di Gesù, in cui abita lo Spirto di Dio, può cambiare un uomo, come Francesco d’Assisi o S. Agostino e farli doventare da peccatori, santi di prim’ordine. Da parte nostra per cambiare cosa dobbiamo fare? Accogliere con un atto di fede l’azione di Gesù! Aprirci a lui. Sembra facile ma non lo è. L’uomo vuole essere sempre protagonista. Qui invece bisogna lasciare da parte ogni protagonismo. Dire solo come il cieco: “ credo,Signore!”

don Raffaele Gramegna

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