Commento del 28 gennaio 2018

La Liturgia della Parola di oggi può esser denominata, come insegna Benedetto XVI, “sacramentalità della Parola” (Verbum Domini n. 56). Che significa: la Parola realizza ciò che dice. Difatti il Vangelo presenta Gesù come un Profeta superiore ad ogni maestro umano, perché insegna con autorità: impone ad uno spirito impuro di tacere e di uscire, e questi obbedisce. Signore, che si impone su tutte le forze del male, sconfigge anche i demoni. I presenti, pur non capendo, hanno una conferma di ciò dal fatto che l’indemoniato effettivamente è liberato. Ne scaturisce un duplice insegnamento che trova conferma nella I Lettura: 1) Mosè, l’uomo della Parola, è il portavoce di Dio: egli va ascoltato; 2) il profeta deve esser fedele al Signore, perché la Parola di Dio che produce la vita, potrebbe provocare la morte, se non viene accolta docilmente e applicata alla vita. La Parola efficace chiede ai credenti, siano essi celibi per il regno di Dio o sposati (II Lettura), di non «anteporre nulla all’amore di Dio, poiché neppure Lui ha preferito qualcosa a noi» (san Cipriano di Cartagine).

Sorgente: <a href="Commento del 28 gennaio 2018“>San Pio X Molfetta

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