UNA PARROCCHIA “FORMATO FAMIGLIA”? … PROVIAMOCI!

Programma Pastorale Parrocchiale 2016-17

introduzione

Come nel nostro nome è iscritto il progetto di Dio su ciascuno di noi, così nel titolo del nuovo programma pastorale parrocchiale è presente quello che la nostra comunità di San Domenico è e deve cercare di diventare: una comunità a misura di famiglia.

Forse si tratta di un sogno che contrasta con l’esperienza di quanti nella nostra parrocchia hanno incontrato più la freddezza delle distanze che il calore dell’accoglienza, tanto si sono sentiti, in certe situazioni, estranei e non fratelli e sorelle. Tuttavia, proprio questo disagio costituisce anche la sfida da raccogliere perché la nostra parrocchia possa rispondere all’invito che il grande Tertulliano agli inizi del cristianesimo rivolgeva al cristiano: «diventa quel che sei», cioè «famiglia di famiglie».

 

la comunità delle origini

La comunità cristiana dei primordi era esattamente così: una sorta di grande famiglia. «Ogni giorno – si legge nel libro degli Atti degli Apostoli (2,46) – tutti insieme spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore». Secondo il Nuovo Testamento, infatti, la Chiesa è casa di Dio (1Pt 2,5, 4,17; 1Tm 3,15; Eb 10,21). E per questo anche la liturgia spesso definisce la Chiesa familia Dei, dunque casa per tutti. In essa tutti devono potersi sentire a casa e come in famiglia. Della casa, nel mondo antico spesso facevano parte, accanto al capofamiglia, alla moglie e ai figli, anche tutti gli altri che vivevano nello stesso casato: i parenti, gli schiavi, gli amici e gli ospiti. È a questo contesto che dobbiamo pensare quando ci viene raccontato negli Atti degli Apostoli che i primi cristiani si riunivano nelle case (At 2, 41-48; 4,32-35; 5,12-16) e che la conversione a volte riguardava intere case (At 11, 14; 16, 15, 31, 33). Nelle lettere di San Paolo la Chiesa appare ordinata secondo case, vale a dire Chiese domestiche. (Rm 16,5;1Cor 16, 19; Col 4, 15; Fm 2). Esse costituivano per l’apostolo un punto di appoggio e di partenza nei suoi viaggi missionari, erano luogo di preghiera, d’insegnamento catechetico, di fratellanza cristiana e di ospitalità verso i cristiani di passaggio. Prima della svolta costantiniana erano anche luogo di incontro per la celebrazione della cena del Signore. Sorprende il fatto che fra gli elementi umani fondanti la prima Comunità cristiana, l’autore degli Atti degli Apostoli insista di più sull’unità dei sentimenti, unità di cuore e di anima. Prima di parlarci della libera comunione dei beni, perché frutto d’amore, ogni volta l’autore sacro insiste su questa unità di sentimenti, da cui procede ogni attività: «Un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32).  L’espressione, divenuta proverbiale, intende ribadire che, grazie al dono dello Spirito, i credenti di una comunità sono una sola cosa, anzi un solo cuore, come avviene in una famiglia. Di qui una conseguenza importate: l’unità fraterna vale più dei miracoli. Così il miracolo più grande che Lui stesso compie per noi è l’amore che crea l’unità. Questo è il segno più manifesto della presenza dello Spirito in una famiglia come in una comunità cristiana: vivere una medesima vita, essere un solo cuore nonostante le diversità.

 

come vive questa comunità d’amore?

Quali sono le dimensione attraverso le quali si esprime la vita della Comunità parrocchiale? Fondamentalmente sono tre: liturgia, catechesi e carità. Quest’anno proveremo a declinare queste tre dimensioni secondo il “formato famiglia”. Perché questa scelta? Essa è ispirata dalla prima Lettera pastorale che il nostro Vescovo al Convegno diocesano d’inizio anno ha voluto consegnare alle nostre comunità parrocchiali dal tema: Annunciare la gioia del Vangelo in famiglia. Al paragrafo n. 6, infatti, Mons. Domenico Cornacchia dice chiaramente: «per l’anno pastorale 2016-2017 scegliamo come luce di posizione quella della famiglia, sollecitati dal Papa con la sua Esortazione Apostolica Amoris laetitia, frutto dei due Sinodi dedicati al tema della famiglia».

Se la luce di posizione deve essere quella della famiglia, sarebbe interessante vedere come proprio attraverso la mediazione della famiglia, la nostra parrocchia può diventare una famiglia di Dio, una casa di famiglie e delle famiglie dove allenarsi all’ascolto, alla condivisione, alla corresponsabilità, all’accoglienza, all’accompagnamento, all’attenzione al più piccolo e al più debole. L’analogia tra la famiglia e la parrocchia è alquanto evidente.

Se la famiglia trasmette nella casa natale la fiducia fondamentale della vita, la parrocchia introduce, attraverso il cammino di iniziazione, alla vita come un dono che viene dall’alto.

Se la famiglia è lo spazio degli affetti, apre a nuove relazioni e trasmette la responsabilità personale della scelta di vita, la parrocchia è lo spazio dove si sperimenta la comunione trinitaria come chiamata e vocazione, l’atmosfera che genera persone di comunione, l’ambiente che suscita gesti di servizio, il cammino che stimola slanci di dedizione e avventure che sono capaci di segnare la vita degli uomini e delle donne a tal punto da far trovare loro una nuova identità.

Se la famiglia realizza nella propria casa e dentro la trama del quotidiano un sogno comune, la parrocchia rende possibile che questo sogno comune sia anche il sogno di altre famiglie, strappandole dal loro ripiegamento nel privato (cf F. G. BRAMBILLA, Dalla “chiesa domestica” alla “chiesa famiglia di Dio”: luogo degli affetti e spazio della comunione, Relazione).

 

obiettivi e scelte operative

 

  1. 1.                  per una liturgia formato famiglia

Tutta la vita, nello scorrere dei giorni, è una liturgia. Ancor di più la vita di due persone che mettono su famiglia. La liturgia nuziale, infatti, non si conclude con la celebrazione in chiesa, «La Messa è finita, andate in pace», e il conseguente pranzo di nozze, ma continua ad avere una sua celebrazione, una sua conseguenza nella vita stessa degli sposi. È la liturgia feriale che si vive in tante famiglie come in quella di Gesù, Giuseppe e Maria: la “liturgia di Betlemme” con lo stupore nei confronti di un bimbo che nasce e che bisogna aiutare a far crescere; la “liturgia di Nazareth”, pienamente vissuta come liturgia della normalità con il ripetersi quotidiano dei gesti, del lavoro e degli impegni;  la” liturgia della vita pubblica”, quando si tratta, come Gesù, di “giocarsi la faccia in pubblico” scatenando malumori in quanti non condividono il nostro pensiero; e da ultimo, “la liturgia del dolore, della solitudine e delle lacrime” quando ci si avvia gradualmente ma consapevolmente sulla strada del «perdere tutto», dell’imparare a donare tutto. Sono le liturgie feriali della famiglia che traggono forza dalla liturgia principale, che è quella domenicale. È là che sperimentiamo il nostro essere famiglia perché partecipare alla Messa domenicale non vuol dire compiere un rito, ma è un “andare a trovarsi con i parenti” (i nonni, gli zii, i nipoti, i parenti, gli amici) in una sorta di “festa di famiglia” e di ” famiglia allargata” che oltrepassa il tempo.

 

Proposte:

–     Favorire, attraverso semplici sussidi, la preghiera in famiglia sia come celebrazione dell’unità tra marito e moglie, genitori e figli, sia come preparazione della liturgia eucaristica domenicale.

–     Favorire occasioni per celebrare la fraternità allargata tra le famiglie in occasione della Cena rionale da vivere prima dell’inizio dei campi estivi dei nostri ragazzi e giovani.

–     Promuovere l’iniziativa di celebrare come liturgia e festa domestica gli anniversari del battesimo e del matrimonio. In ogni anniversario di battesimo e di matrimonio, infatti, noi celebriamo il «per sempre»: «Sarò per sempre figlio di Dio; saremo per sempre sposi». Pertanto nella quarta domenica di Avvento sarà celebrata la S. Messa con tutti coloro che ricordano il 1o, il 25 o e il 50 o – 60 o _ 70 o – 80 o anniversario di Battesimo ricevuto nella nostra Parrocchia, mentre nella domenica del battesimo di Gesù sarà celebrata la S. Messa di ringraziamento con quanti hanno celebrato il 1o, il 25 o e il 50 o – 60 o anniversario di Matrimonio.

–     Aiutare i genitori a pregare con i bambini, invocando la benedizione su di loro o tracciando un segno di croce sulla loro fronte, al mattino o alla sera; ma anche aiutare gli sposi a pregare insieme, invocando la benedizione sulla propria moglie e sul proprio marito.

–     Favorire la partecipazione di tutti i componenti della famiglia alla Messa domenicale, come tiene a ribadire il nostro Vescovo nella lettera pastorale al n. 12, riservando ai genitori il posto accanto ai figli e prevedendo per tutti i componenti della famiglia i vari servizi previsti dalla liturgia, in modo che sia la famiglia a celebrare il Giorno del Signore.

 

  1. per una catechesi formato famiglia

È necessario che gli itinerari di catechesi e di formazione non viaggino in modo parallelo e settoriale, l’uno staccato dall’altro. Il percorso è uno, ed è quello rivolto alla famiglia. È questa una scommessa che la nostra comunità parrocchiale sta portando avanti dallo scorso anno con i ragazzi e le famiglie del percorso di Iniziazione Cristiana. L’esperienza mostra la positività di realizzare momenti aventi una dimensione intergenerazionale, momenti cioè che coinvolgono la realtà familiare nel suo insieme, nei quali si accompagnano i genitori a riconoscere e ad assumere le proprie responsabilità di educatori nella fede dei figli e – non di rado – i figli stessi diventano “maestri” nella fede dei loro genitori. L’attenzione speciale a tutta la famiglia nel suo insieme è molto concreta e punta sulla valorizzazione e sull’educazione ad apprezzare le cose belle e positive ovunque si trovino. Negli incontri di formazione, che avvengono durante gli orari della catechesi, genitori e figli, in luoghi separati, affrontano la stessa tematica, i cui risultati vengono condivisi nel momento conclusivo ogni attraverso tecniche che aiutiamo i genitori ad esprimersi davanti ai figli e viceversa. L’intento è quello di aiutare la famiglia a diventare luogo dove si fa comunione non solo fisicamente, umanamente e socialmente, ma anche cristianamente: cioè, un luogo dove si parla di Cristo, lo si prega insieme, si vivono i valori evangelici.

 

Proposte:

–                 Adoro il Martedì: breve momento di preghiera per giovani e famiglie sul Vangelo della Domenica, alle ore 20.00.

–                 Lectio divina in famiglia: Incontri sul vangelo da leggere in chiave domestica. Tre incontri da tenersi nella Comunità parrocchiale con la presenza delle famiglie.

–                 Curare sul mensile Filodiretto la rubrica dal tema: Le parole del papa nell’Amoris laetitia.

–                 Catechesi intergenerazionale tra genitori e figli dell’iniziazione cristiana.

–                 Organizzare una gita con i genitori e bambini di seconda elementare e un pellegrinaggio al Miracolo Eucaristico di Lanciano con i genitori e i bambini di quarta elementare, prossimi alla Prima Comunione.

–                 Attivare il percorso di preparazione al matrimonio coinvolgendo in due incontri (quello iniziale e finale) le famiglie d’origine.

–                 Continuare il percorso di fede e di cultura attraverso le Cattedrali, cercando di coinvolgere di più la partecipazione delle famiglie.

 

  1. 3.                  per una carità formato famiglia

La carità nella famiglia riguarda innanzitutto l’amore reciproco tra i coniugi e tra i genitori e i figli e poi, come suo prolungamento, l’amore verso tutti, con attenzione preferenziale alle persone in situazione di necessità. La famiglia, infatti, può essere destinataria ma anche protagonista dell’attività caritativa.

In una “cultura dello scarto” – come ci richiama sovente il Papa – che sembra diventare sempre più dominante per la poca considerazione che si ha della vita umana, di grandi egoismi e di indifferenza, educare alla carità significa anzitutto riconoscere che “Dio è amore” e in Lui ogni uomo è un dono. Far comprendere che la più grande carità che possiamo scambiarci è l’incontro con Gesù Cristo per scoprire nel suo volto quello dei poveri e trasmettere il rispetto per la dignità verso ogni vita umana, è compito che i genitori adempiranno se loro stessi avranno una mentalità di carità. La carità ha come primo principio il riconoscimento dell’altro, ancor prima del suo bisogno. La carità è anche relazione, vale a dire entrare in contatto con le persone senza pregiudizi e riserve. La carità, inoltre, è responsabilità che apre all’azione non soltanto per colmare i bisogni, quanto per accogliere l’altro e i suoi bisogni con la capacità di chi risponde facendosene carico con amore. Questa è la conversione pastorale necessaria. Infine formare alla carità significa non soltanto avere attenzione ai poveri, ma lasciarsi evangelizzare dai poveri (cf Evangelii Gaudium, 198), che diventano nostri maestri, per cui il rapporto con loro è un dono reciproco. Chi di noi lo ha praticato, sa quanto ha imparato dai poveri. Al riguardo dobbiamo fare un grande passo avanti: dal “fare qualcosa per i poveri”, ad “accogliere”, e “condividere”.

 

Proposte:

–          Incontro animato dal Gruppo Caritas con le famiglie della catechesi per renderli partecipi dell’attenzione della parrocchia ai poveri.

–          Invitare le famiglie a tessere relazioni con le famiglie povere, superando l’idea che la carità in parrocchia la fanno le signore della Caritas.

–          Organizzare momenti conviviali dove sono presenti anche i poveri così da favorire conoscenze e amicizie.

–          Sottoscrivere adozioni a distanza con le famiglie e i ragazzi della catechesi

–          Programmare un servizio di accompagnamento per permettere ad alcuni anziani o malati di partecipare di tanto in tanto alla S. Messa domenicale.

–          Novene dell’Immacolata e di Natale, nonché Via crucis da animare a casa di alcuni ammalati e anziani.

 

conclusione

Il cammino pastorale di quest’anno può sembrare ambizioso e impegnativo perché richiede idee chiare, pazienza, disponibilità e un minimo di preparazione. Che non sempre ci sono. Non per questo dobbiamo cedere alla rassegnazione; al contrario, la nostra parrocchia accetta la sfida, punta in alto, crede che pian piano possiamo raggiungere mete ambiziose. Non perdiamoci d’animo. Se il Signore ci affida questa missione, non ci farà mancare la grazia necessaria.

A ciascun componente della grande famiglia parrocchiale sono dedicate le parole della seguente ballata irlandese:

 

Trova il tempo di lavorare, è il prezzo del successo.

Trova il tempo di riflettere, è la fonte della forza.

Trova il tempo di giocare, è il segreto della giovinezza.

Trova il tempo di leggere, è la base del sapere.

Trova il tempo d’essere gentile, è la strada della felicità.

Trova il tempo di sognare, è il sentiero che porta alle stelle.

Trova il tempo per amare, è la vera gioia di vivere.

Trova il tempo d’essere contento, è la musica dell’anima.

Buon cammino!

Don Pietro, il diac. Nando e il Consiglio Pastorale Parrocchiale

 

Sorgente: <a href="UNA PARROCCHIA “FORMATO FAMIGLIA”? … PROVIAMOCI!“>San Domenico Giovinazzo

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