Grande successo musical “Rita una rosa tra le spine”

Rita una rosa tra le spine.

 

Da una forte volontà di Duccio Poli e di Maria Pappagallo è nata, con tantissime difficoltà, la messa in scena di questo musical. La realizzazione è stata completata dall’immenso lavoro che Sabino Calò ha svolto nel preparare, servendosi della basi musicali, tutti gli spartiti che sono stati utilizzati, dalla scenografia precisa, dai costumi realizzati da mani esperte e da tantissime prove che hanno richiesto uno sforzo immane.

L’inizio è sorprendente: un menestrello e una giullare che presentano la storia di una fanciulla a cui viene imposto il nome di Margherita nata a Roccaporena da messere Antonio Lotti e da donna Amata Ferri.

Il susseguirsi delle scene – divise in due atti – è ricco di belle canzoni le cui parole sono significative e che fanno intravedere già dalla prima canzone (Vita di una rosa) lo scenario di una Roccaporena dilaniata da continue lotte fratricide. “Tra la gente dal cuore in pena per la lotta …” richiama la lotta tra Guelfi e Ghibellini a cui la famiglia Lotti non si estranea. Il ritornello, però, invoca il Signore a mettere pace nel cuore della gente “fa che ogni offesa venga perdonata e questa terra rinnovata”.

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Il menestrello racconta che Margherita cresceva nella preghiera e aveva un desiderio di diventare suora, ma i genitori la dettero in sposa ad un giovane prepotente che le recò tanta sofferenza. Divenne madre di due gemelli che offrì al Signore come due agnelli.

Rita è il suo nome è la seconda canzone nella quale è evidenziato che ha un cuore pieno di bontà e amore, è una povera donna che il buon Dio ha voluto salvare. Il pensiero di Margherita è rivolto anche ai poveri che lei stessa chiama Beati voi” invocando le Beatitudini e che presenta trasparenti e senza veli agli occhi del Signore. Per Margherita sono Beati gli afflitti, i miti, gli operatori di pace, i perseguitati dalla giustizia, i puri di cuore.

La famiglia di Rita si sente povera, ma anche tanto ricca quasi come un paradosso, la nostra casa non ha confini i poveri sono le pareti, il tetto è il cielo e le stelle le nostre lampadine, la luna per noi è un grande riflettore. (Noi siamo poveri). A coloro che hanno freddo gli regaliamo con un sorriso tanto amor, siamo contenti, siamo portenti, ma siano nulla tenenti.

Il marito Paolo accusa Rita di aver eliminata l’armonia nella famiglia, parli solo con il tuo Dio. “Basta” non ne posso più sei per me la sfortuna, c’è in te l’illusione di cambiare il mondo con la pace che non c’è.

La risposta di Rita non si fa attendere “Trasforma il tuo cuore”, rinnova il tuo amore, rendi libera la tua vita dall’odio e dal rancore. Non sarai mai felice perché non sai cos’è la pace. Signore lo affido a te.

A questo punto la scena è presa da un balletto di cinque ragazze con in mano un enorme ventaglio rappresentante la pace e la speranza che Dio vuol mettere nel cuore di Rita. “Sorge il sole” esso è un gran dono del Signore che farà crescere la speranza in ogni cuore.

Il duetto che segue tra Paolo e Rita “Io non posso più” risalta il contrasto tra i due. Paolo dice a Rita di non poter vivere più, la morte c’è in me, mentre Rita lo invita ad ascoltare dentro il cuore perché Dio ti parlerà. Perdono chiedo a te, non sono degno dell’amore che mi hai dato, ho solo combattuto senza mai perdonare, dall’odio sono stato incatenato.

Il musical continua con il menestrello che racconta del grave episodio nel quale Paolo viene barbaramente assassinato. Rita ha assistito alla scena, ma è lesta a nascondere la camicia intrisa di sangue per non far scatenare la vendetta da parte dei due figli.

“Solamente un sogno” è la canzone con la quale i parenti cantano la loro rabbia a Rita. Perché parli di pace, è solamente un’illusione, non sprecare il tuo tempo. Rita, però, convinta, parla di Dio che vuole far dimenticare tutto l’odio che c’è. Chiedete a Dio, rivolgendosi ai parenti, di trasformare il vostro cuore, di credere che l’amore e la speranza abbatterà tutti i confini. Ma “Vendetta” è il canto che i due figli Giangiacomo e Paolomaria gridano. Con le nostre spade vendicheremo la morte di nostro padre, il cuore degli assassini strapperemo per darlo in pasto alle bestie.

“Prendili con te” è la preghiera che Rita rivolge al Signore, una grazia ti chiedo guarda il pianto di una mamma non lasciarmi nel dolore. Mio Dio, mio Dio il tuo amore cambierà questo destino.

Fu così, racconta il menestrello, che i due figli morirono di peste. Rita va dalla cugina per lenire con il pianto il suo patimento. “Perché questo patimento” dov’è Dio in questo momento, io sto soffrendo e Tu mi lasci in questo tormento.

“Alza gli occhi al cielo” è l’inno con il quale viene trasmesso a Rita a far sentire la sua voce verso l’orizzonte come le campane che suonano festanti. Una dolce melodia accompagna il volo degli uccellini, la stessa melodia che ti avvolge nel mistero.

Rita, rivolgendosi a Dio, chiede del perché il destino è stato tanto crudele. “Ora soffro più di prima”, bere questo amaro fiele, si respira solo morte, la mia vita non ha più senso. Piango e muoio di dolore, Dio dammi forza. Una voce celeste, però, invita Rita ad amare ancora di più, ciò che Lui chiederà è quello di diventare una sua sposa affinché il mondo possa sapere la verità.

Il menestrello, a questo punto, racconta delle ire delle suore Agostiniane una volta saputa la notizia della sua richiesta di entrare nel convento. Vedova di uomo assassinato non poteva entrate nel convento. Ma la  caparbietà di Rita, insieme alla preghiere che rivolge al Signore, con l’aiuto dei tre santi Giovanni Battista, Agostino e Nicola da Tolentino, fanno sì che, a porte chiuse, Rita entri nel convento.

“Dormi dormi”  serena in questa notte di luna piena, chiudi gli occhi per un momento e per te farà festa il firmamento. La luce vedrai quando riaprirai gli occhi, la nuova casa di Dio ti farà sua per l’eternità. Così Rita entra per sempre nel monastero delle Agostiniane accompagnata da “Suonate campane” che gioiose annunciano la consegna di Rita alla madre superiora. Tutto il mondo annunci con gioia il miracolo del Signore.

Da un’altra parte una povera annuncia -“Lei non verrà” – la sua angoscia. Siamo soli e non sappiamo più cosa fare, era lei la nostra stella. Ora è morta la speranza, resta solo la pazienza di aspettare di morire per non più soffrire. No non disperate, è il canto che Rita rivolge alle povere, non vi lascerò, vi amerò, vi curerò, perché in voi io vedo Lui. Vi abbraccerò perché abbracciando voi penso di abbracciare il Signore.

Un coro si alza al cielo “Batti le tue mani” battile forte, muovile nell’aria così spaventerai la morte. Fai un sorriso, illumina il tuo viso così sembrerai una stella che brilla nella notte. Non avrai più fame e nemmeno freddo sentirai.

E’ festa nel convento e le suore con “Il tango dell’amore”  annunciano che la vita è come cera, si scioglie sotto il sole, ogni suora è una candela che fa luce al Signore. Vogliamo dare al mondo un messaggio di speranza nella gioia e nel dolore per poter stare insieme nella pace del Signore.

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Rita invoca il Signore “Signore, parlami” a condividere le sofferenze della passione. Vorrei provare ciò che tu hai provato, fa che il mio corpo diventi un segno di redenzione, solo così mi sentirò unita a Te.

“Come vorrei” è l’invocazione che una suora fa per imitare Rita. Come vorrei vivere la gioia, come vorrei vivere la pace, ma non si può, Rita lo sa. Come vorrei vivere l’amore, come vorrei far morire l’odio.

Il menestrello racconta l’episodio della visita a Roma in occasione del giubileo proclamato da papa Nicolò V. Le consorelle avevano deciso di lasciare Rita in convento perché sofferente dal dolore che le stimmate (da lei volute) le procuravano. Rita, però, pregò tanto il Signore a tal punto che prima della partenza le stimmate sparissero. Rita si recò a Roma e al ritorno ricomparvero le stimmate. Con Dio tutto è possibile. “Partiamo per Roma” città della gioia, muoviamoci in fretta, lasciamo la noia, portiamo la gioia.

Rita ormai tanto ammalata parla alla cugina “Due fichi e una rosa” chiedendole di andare nel suo giardino per prendere una rosa sbocciata per me. E’ il regalo più bello che c’è, è il mio Signore che mette nel mio cuore il dono dell’amore.

Tu mio Signore le hai messo nel cuore un desiderio che non si può avverare. E’ una follia trovare due fichi e una rosa in quest’inverno polare, è il canto della cugina. Io ci vado per te, nel tuo giardino troverò il regalo più bello che c’è. Una rosa raccolta per te, una rosa trovata così. “Rosa rossa” ho trovato nell’inverno più freddo che c’è, una rosa che amore ti da in un mondo che pace non ha.

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Rita, ormai in punto di morte, “Chiedo perdono”  al Signore per le cose che non ha fatto, per l’amore che non ha dato, per tutte le volte che ha sbagliato. Chiedo perdono, a voi sorelle, per le cose che non ho detto, per l’amore che non ho dato, per tutte le volte che ho sbagliato. “Suonate campane” è il canto di gioia, il miracolo del Signore, la grandezza dell’amore. Oggi è festa, la terra si unisce al cielo, angeli cantano in coro.

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“Lascia il tuo cuore” è il canto finale che libera l’amore. L’amarezza che si trasforma in gioia. La vita è una bellissima avventura, la vivi bene solo se il tuo cuore è trasformato dall’amore. Fammi diventare una canzone che tutti quanti possono cantare con la melodia di pace e amore. Che porti a tutti la felicità. Sono le parole della canzone finale con le quali tutti gli attori si congedano da noi.

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Un cast formato da oltre 50 persone, con una scenografia che ricorda, con quella scala messa al centro della scena il passaggio tra la vita laicale a quella conventuale, tra la sofferenza e la gioia. Un pubblico che ha molto apprezzato il lavoro svolto attribuendo a tutto lo staff tanti applausi.

                                                    CAST

Cast Musical

 

 

Leonardo de Gennaro.

Sorgente: Sant\’Achille Molfetta

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